Confcooperative Fvg verso il 2030: in dieci anni addetti +34% e produzione +36%, ma pesano costi e instabilità

Una cooperazione regionale che negli ultimi dieci anni ha aumentato occupazione e valore della produzione, ma che si trova oggi ad affrontare uno scenario segnato da instabilità geopolitica, aumento dei costi e profondi cambiamenti economici e sociali. È questo il quadro emerso questa mattina a Palazzo Florio, a Udine, nell’incontro “Cooperare al futuro – Confcooperative FVG verso il 2030”, promosso da Confcooperative Friuli Venezia Giulia.
I numeri illustrati dal segretario generale Nicola Galluà raccontano una crescita significativa: gli addetti delle cooperative associate sono passati dai 19.922 del 2015 ai 26.627 del 2025, con un incremento del 34%, mentre il valore della produzione è salito da circa 918 milioni a 1,249 miliardi di euro, segnando un +36%. Complessivamente sono 487 le cooperative associate, con 68.385 soci e 25.057 addetti. Il comparto genera tra il 7 e l‘8% del PIL regionale.
Una crescita che tuttavia si accompagna a nuove criticità. L’indagine sulla fiducia dei cooperatori evidenzia un calo negli ultimi due anni e un saldo tra giudizi positivi e negativi negativo da quattro anni, mentre le cooperative continuano a prevedere performance positive nonostante uno scenario instabile. “È il segnale di una capacità delle cooperative di agire in maniera anticiclica crescendo anche in periodi difficili”, ha sottolineato Daniele Castagnaviz, Presidente regionale di Confcooperative FVG. Sul fronte dei costi, nell’estate 2026 il 58% delle cooperative ha registrato ulteriori aumenti delle forniture e delle materie prime e il 51% prevede nuovi rincari nei prossimi mesi.
«Guardare al 2030 significa partire dalla forza della nostra cooperazione, ma anche accompagnare le imprese davanti alle trasformazioni in corso», ha sottolineato Galluà, indicando nell’innovazione, nella crescita delle competenze e nella capacità di fare sistema alcuni degli elementi centrali della nuova fase.
Le quattro Federazioni verso il 2030
A rappresentare le quattro Federazioni recentemente rinnovate sono stati i nuovi presidenti, che hanno delineato criticità e priorità dei rispettivi comparti.
Per Confcooperative Federsolidarietà FVG, il presidente Luca Sibilla ha portato all'incontro la prospettiva della cooperazione sociale, evocando la drammatica carenza di almeno 400 Oss a livello regionale (non solo nelle case di riposo, ma anche nei centri diurni, nei servizi domiciliari, nei servizi per le persone con disabilità) e di almeno 200 educatori. Da Luca Sibilla è giunta anche una forte sottolineatura dell’importanza della cooperazione sociale impegnata nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate: una ricerca condotta da Confcooperative ha dimostrato che ogni euro investito in politiche attive del lavoro tramite la cooperazione sociale genera un ritorno superiore in termini di benefici netti per la pubblica amministrazione e la comunità.
Per Confcooperative Agroalimentare e Pesca FVG, il presidente Armando Spagnolo ha evidenziato il ruolo centrale della cooperazione agricola nelle filiere regionali: le cooperative raccolgono il prodotto dei soci, lo trasformano, lo collocano sul mercato e garantiscono continuità nella remunerazione, proteggendo gli agricoltori dalla volatilità dei prezzi. Tra le criticità indicate figurano l'andamento dei mercati, le crisi internazionali, l'aumento dei costi di produzione e gli effetti del cambiamento climatico. Preoccupante la situazione del comparto pesca, colpito da svariate e concomitanti emergenze. Per affrontarle, Spagnolo ha indicato la necessità di accelerare sull'innovazione tecnologica e gestionale, rafforzare la formazione manageriale di amministratori e soci, sviluppare nuovi prodotti e processi, favorire aggregazioni tra cooperative e, soprattutto, affrontare il tema del ricambio generazionale.
Per Confcooperative Cultura Turismo Sport FVG, il presidente Federico Mansutti ha sottolineato la crescita del settore, i cui ricavi sono raddoppiati in cinque anni e potrebbero superare i 60 milioni di euro aggregati nel 2026. La cooperazione culturale regionale, ha spiegato, beneficia di un contesto favorevole ma deve fare i conti con la fragilità emersa durante la pandemia e con la difficoltà di reperire alcune professionalità, soprattutto tecniche. La sfida è quindi accompagnare la crescita dimensionale delle imprese e favorire la trasformazione di realtà associative in vere imprese culturali, creando condizioni di lavoro più stabili e sicure. Tra le proposte anche un maggiore collegamento con l'Università, come quello già avviato con il corso di laurea in Beni culturali dell'Università di Udine, e la valorizzazione del modello degli Alberghi diffusi, nato in Friuli e ora proposto come esperienza da esportare a livello nazionale.
Per Confcooperative Lavoro e Servizi FVG, Andrea Pozzo, in rappresentanza del presidente Maurizio Era, ha posto l'accento sulla grande diversità delle imprese associate, attive dall'edilizia alla logistica, dai trasporti alla sicurezza, dalle pulizie alla ristorazione e ai servizi ambientali. Da qui la necessità di una strategia più vicina ai singoli settori, attraverso tavoli e cluster omogenei, ma anche di una maggiore integrazione tra le Federazioni e con il sistema cooperativo del Veneto. Tra gli obiettivi al 2030 figurano il miglioramento della qualità del lavoro attraverso formazione e competenze, la crescita delle imprese, la difesa dei contratti negli appalti contro la concorrenza basata esclusivamente sulla riduzione del costo del lavoro e il rafforzamento del modello cooperativo, fondato su partecipazione, inclusione e radicamento territoriale.
Il rapporto con l'Università
Al centro dell'incontro anche il rapporto con l'Università di Udine. La professoressa Elena D’Orlando, delegata del Rettore per i rapporti con il territorio e la valorizzazione delle conoscenze, ha sottolineato la necessità di trasformare la relazione tra ateneo e mondo cooperativo in un rapporto sempre più organico. Non un trasferimento unidirezionale di competenze, ma uno scambio nel quale anche l’Università possa ascoltare e valorizzare la conoscenza pratica espressa dal territorio.
«Il mondo della cooperazione – ha evidenziato D’Orlando – può essere un interlocutore importante, portatore di una conoscenza pratica, necessaria e complementare a quella che si insegna nelle aule e alla nostra attività di ricerca». In questa prospettiva rientra anche il nuovo progetto “Sistema Friuli”, pensato per favorire connessioni e collaborazione tra gli attori territoriali, e il coinvolgimento delle cooperative nelle Officine, spazi di confronto su innovazione, sostenibilità, resilienza territoriale, comunità, istituzioni, mobilità, digitalizzazione, cultura e società.
L’appello della professoressa D’Orlando è stato immediatamente raccolto dal presidente di Confcooperative FVG, Daniele Castagnaviz, che ha confermato la volontà dell’organizzazione di rafforzare il rapporto con l’Università di Udine e di trasformare il confronto in una collaborazione concreta e strutturata. Un dialogo che, nelle intenzioni di Confcooperative, dovrà tradursi in iniziative capaci di mettere in relazione competenze accademiche, conoscenze delle imprese cooperative e bisogni dei territori.
L'obiettivo indicato per il prossimo quadriennio è dunque quello di consolidare una rete capace di accompagnare la crescita economica senza perdere il legame con le comunità e con il territorio, facendo della cooperazione uno degli strumenti attraverso cui costruire il Friuli del 2030.
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