Carabinieri Trieste, alta l'attenzione sul bullismo. Ecco come combatterlo

Chiedere aiuto non è debolezza. E per farlo esistono - fortunatamente - diversi canali. Quali? Per prima cosa già il fatto di poterne parlare con un adulto, raccontare agli insegnanti, magari col supporto dei compagni. Rimanete in contatto con gli amici e non perdete la fiducia negli altri. Tenete un registro per annotare quanto avviene e se le molestie sono online, salvate le schermate dei messaggi. Ma non solo. Se conoscete qualcuno che subisce atti di bullismo, ditelo a un adulto. Non sarete additati come spie ma avrete dato un aiuto importante. Sono i consigli che il Colonnello Gianluca Migliozzi, al vertice del Comando Provinciale Carabinieri di Trieste, dà ai ragazzi alla vigilia della Giornata del rispetto (20 gennaio) e contro il bullismo (7 febbraio). A Trieste i Carabinieri hanno avviato un ciclo di incontri nelle scuole sul tema che durerà un semestre. ll Comandante dei Carabinieri di Trieste ha anche invitato i genitori a "mantenere un dialogo aperto con i figli, a osservare cambiamenti nel comportamento e a collaborare con scuola e con Carabinieri". E' "fondamentale" poi monitorare "l'uso dei social network, utilizzare strumenti di parental control e affrontare il tema del bullismo in famiglia" per emergenze. Il numero è il 112. Migliozzi ha poi sottolineato che "i Presidi ospedalieri offrono un servizio prioritario per le vittime di violenza e che assistenza è garantita anche dai servizi sociali del Comune".
Secondo Migliozzi, il bullismo è "una delle forme di violenza più diffuse e sottovalutate, che colpisce principalmente i ragazzi, violenza tra pari in un contesto di gruppo". Coinvolge bullo, vittima e spettatori, ed è una forma di violenza reiterata che si manifesta in prevalenza in contesti scolastici e nei luoghi di aggregazione giovanile. Un fenomeno spiacevole dal quale Trieste purtroppo non è esente. "Non abbiamo, tra quelli registrati dall'Arma, episodi di particolare interesse, ma l'attenzione deve rimanere alta" ha dichiarato il comandante. Riguardo le cause del bullismo, "le ricerche non dimostrano relazioni particolari tra bullismo e stili educativi, tra bullismo e atmosfera familiare, tra bullismo e situazione economica, ed è anche per questo che può essere un fenomeno che potrebbe riguardare tutti". Ma le forme individuate sono "molteplici": Dunque c'è il bullismo fisico, come picchiare, quello verbale, come insulti, minacce e quello psicologico, che si manifesta, ad esempio, attraverso "l'isolamento sociale, bugie e voci false. Frequenti sono anche il bullismo razziale e a sfondo sessuale". C'è poi il cyberbullismo, "prevaricazione tramite strumenti telematici, molto insidioso", per il quale "la normativa prevede strumenti di tutela specifici: a 14 anni si può chiedere ai gestori dei siti o delle piattaforme l'oscuramento dei contenuti offensivi".
In altri casi "il responsabile è ammonito, con effetti che cessano solo con la maggiore età". Ma, secondo Migliozzi, "la prevenzione resta lo strumento più efficace" contro il bullismo. Contrastarlo "è una responsabilità collettiva". L'Arma collabora con vari osservatori permanenti sul tema. Infine, per la "Giornata del rispetto" il Comandante si richiama al Capo dello Stato: questa giornata "intende contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di prevenire e contrastare i fenomeni del cyberbullismo e del bullismo", il "rispetto è antidoto contro odio, discriminazione, violenza e prepotenza" che sono "manifestazione di fragilità e incertezze".
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