Burlo, studio nazionale: “La salute migliora, ma pesa dove si vive e come si vive”

Un importante contributo alla ricerca scientifica arriva da Trieste. L’IRCCS Burlo Garofolo è tra i protagonisti dello studio pubblicato su Lancet Public Health, che rappresenta la prima analisi completa in Italia sul carico di malattia legato ai fattori di rischio dal 1990 al 2023.
Il lavoro, realizzato nell’ambito del Global Burden of Disease Study 2023, vede tra i principali autori la dottoressa Giulia Zamagni e il dottor Lorenzo Monasta, coordinatore della rete italiana GBD.
Prevenzione in crescita, ma non per tutti
Dallo studio emerge un dato incoraggiante: i problemi di salute legati ai principali fattori di rischio si sono ridotti nel tempo, grazie a una maggiore attenzione alla prevenzione e a stili di vita più sani.
Tuttavia, i benefici non sono distribuiti in modo uniforme. Persistono infatti forti differenze territoriali, socioeconomiche e di genere, segno che non tutte le fasce della popolazione hanno tratto gli stessi vantaggi.
Come si misura la salute: il ruolo dei DALYs
La ricerca utilizza l’indicatore dei DALYs (anni di vita persi per morte prematura o vissuti con disabilità), che permette di valutare non solo la durata della vita, ma anche la qualità della salute.
Un approccio che evidenzia come molte patologie croniche incidano a lungo sulla vita delle persone, con effetti significativi anche sul sistema sanitario.
Differenze tra uomini e donne
L’analisi mette in luce differenze marcate tra generi. Negli uomini il fumo resta il principale fattore di rischio, anche se in diminuzione negli ultimi decenni.
Nelle donne, invece, prevalgono i fattori metabolici: l’ipertensione e l’elevato indice di massa corporea risultano tra le principali cause di perdita di salute.
Una distinzione che evidenzia la necessità di strategie di prevenzione mirate.
Il peso delle condizioni socioeconomiche
Lo studio evidenzia anche come il contesto socioeconomico influenzi in modo significativo la salute. Nelle aree con migliori condizioni sociali si registra un minore impatto dei fattori metabolici.
Questo conferma che la prevenzione non dipende solo dalle scelte individuali, ma anche da elementi come accesso a cibo sano, attività fisica e qualità dell’ambiente.
Inquinamento e fattori ambientali
Tra i fattori ambientali, l’inquinamento da particolato resta uno dei principali rischi, pur in calo rispetto al passato.
Se negli anni ’90 il Nord risultava più colpito, oggi le differenze territoriali si sono ridotte, con un’esposizione più uniforme a livello nazionale.
“C’è ancora molto da fare”
“È incoraggiante vedere i progressi compiuti, ma resta ancora molto da fare”, sottolineano gli autori.
Il dato più rilevante riguarda il fatto che gran parte dei fattori di rischio è prevenibile, lasciando spazio a interventi concreti sia sul piano individuale sia attraverso politiche pubbliche.
Un messaggio chiaro: migliorare la salute è possibile, ma serve un impegno diffuso e continuo.
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