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Cronaca

Bar di Trieste, niente capo in B: “Mancano i bicchierini”, scoppia lo stupore

Luca Marsi·
Bar di Trieste, niente capo in B: “Mancano i bicchierini”, scoppia lo stupore

Una situazione che per molti triestini suona quasi come una provocazione. Nel pieno centro di Trieste, una giovane triestina, la nota truccaabimbi Isabella Goio, si è trovata davanti a una risposta inaspettata in uno dei riti più sacri della città: ordinare un capo in B.

“Mi spiace ma non possiamo farlo perché non abbiamo i bicchierini. Lo vuole in tazza?”

Una frase che ha lasciato la cliente tra lo stupore e l’ironia, tanto da raccontare l’episodio con tono incredulo.

“Mai sentita una cosa così”

“Mai mi è toccato sentire una cosa del genere in 31 anni di vita”, ha commentato, sottolineando quanto il capo in B non sia solo una bevanda, ma una vera e propria istituzione triestina.

Un piccolo episodio che però, per chi vive la città, assume un significato quasi simbolico.

Tradizione e identità cittadina

A Trieste, ordinare un capo in B non è un dettaglio qualsiasi: è parte di un linguaggio, di una cultura e di un’identità che si tramanda da generazioni.

Proprio per questo, anche una semplice mancanza di bicchierini può trasformarsi in un momento surreale, capace di far sorridere ma anche riflettere su quanto certe abitudini siano radicate.

Tra ironia e amore per le tradizioni

Il racconto si chiude con una risata, ma resta quel pizzico di incredulità tipicamente triestina davanti a qualcosa che rompe uno schema consolidato.

Perché in città si può accettare tutto… ma non facilmente un capo in B “trasformato” in tazza.

Foto di repertorio 

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