Aggressioni ai sanitari in crescita: “+37% in pochi mesi, è un’emergenza nazionale” (VIDEO)

Le aggressioni contro il personale sanitario stanno registrando un incremento significativo in tutta Italia. Nel corso della trasmissione condotta da Luca Marsi, il membro del Consiglio nazionale della Società italiana infermieri di emergenza, Manuel Cleva, ha illustrato dati e criticità che riguardano in particolare gli operatori del 118 e del pronto soccorso, evidenziando un fenomeno che coinvolge sempre più frequentemente chi lavora in prima linea nell’assistenza ai cittadini.
Un aumento del 37% delle aggressioni nel 2025
Nel corso dell’incontro, Manuel Cleva ha spiegato che i dati dell’ultimo trimestre del 2025 mostrano un quadro in netto peggioramento. Secondo quanto riferito, le aggressioni ai sanitari sono aumentate del 37% rispetto all’anno precedente.
Cleva ha citato numeri molto chiari a livello nazionale: si registrano circa 72 aggressioni ogni 24 ore, con una stima che arriva a circa 6.500 episodi all’anno nel solo ambito sanitario.
L’infermiere ha sottolineato che il fenomeno riguarda soprattutto i contesti di emergenza, a partire dai dipartimenti di emergenza, dal 118 e dai pronto soccorso, mentre numeri inferiori si registrano nei reparti di degenza. Tuttavia le criticità non mancano anche nei servizi territoriali, come centri di salute mentale e ambulatori distrettuali.
Secondo Cleva, si tratta di una vera e propria emergenza nazionale, una “emorragia” che continua a crescere e che richiede interventi concreti.
Violenza fisica e verbale: una pressione quotidiana
Nel suo intervento, Cleva ha spiegato che quando si parla di aggressioni al personale sanitario non ci si riferisce soltanto agli episodi fisici.
Le violenze possono essere anche verbali, e si verificano già a partire dalle centrali operative che ricevono le chiamate di soccorso. Le stesse dinamiche possono verificarsi anche nelle chiamate al numero 116117, dedicato alle richieste sanitarie non urgenti.
Le aggressioni possono poi avvenire durante gli interventi a domicilio, nelle strutture sanitarie o nei pronto soccorso, contesti nei quali gli operatori si trovano spesso ad affrontare situazioni di tensione elevata.
Le norme esistono ma non bastano
Cleva ha ricordato che la normativa prevede già strumenti di tutela per il personale sanitario. In particolare ha citato la legge del 2024, la numero 137, che introduce il reato per chi commette violenze contro operatori sanitari e prevede anche la possibilità di reclusione.
Secondo il membro del Consiglio nazionale della Società italiana infermieri di emergenza, tuttavia, nella pratica spesso non si arriva a pene certe, anche a causa di attenuazioni o sconti che riducono l’effettiva applicazione delle sanzioni.
Per questo motivo, ha spiegato Cleva, società scientifiche, ordini professionali e sindacati stanno chiedendo al Governo e alle istituzioni territoriali di individuare nuove misure per rafforzare la tutela degli operatori.
La collaborazione con le forze dell’ordine
Nel corso della trasmissione è stato evidenziato anche il legame tra il lavoro dei sanitari e quello delle forze dell’ordine. Cleva ha ricordato che sanitari e polizia operano spesso insieme, soprattutto negli interventi di emergenza o nelle situazioni più delicate.
Questa collaborazione diventa ancora più importante alla luce delle carenze di organico che interessano entrambe le categorie.
Secondo Cleva, la professione infermieristica sta vivendo una fase difficile anche dal punto di vista della disponibilità di personale. I posti nei corsi universitari non sempre vengono coperti e il numero di professionisti disponibili continua a diminuire.
L’impatto psicologico e la perdita di attrattività della professione
Il fenomeno delle aggressioni ha conseguenze anche sul piano umano e professionale. Cleva ha spiegato che molti operatori con più anni di esperienza ricordano un periodo in cui il rispetto verso le istituzioni e verso le professioni sanitarie era più diffuso.
Oggi, invece, ha osservato, quel rispetto spesso viene meno. Tra i nuovi problemi segnalati dagli operatori c’è anche la diffusione delle riprese con smartphone durante gli interventi, che possono diventare un ulteriore elemento di pressione e difficoltà per chi lavora sul campo.
Secondo Cleva, questo contesto incide anche sull’attrattività della professione infermieristica. Solo chi è fortemente motivato, ha spiegato, sceglie oggi di intraprendere un percorso universitario impegnativo e una professione che comporta responsabilità elevate.
L’infermiere ha inoltre sottolineato l’importanza di discutere apertamente anche dei temi legati al riconoscimento sociale, economico e contrattuale della professione, elementi che influiscono sulla capacità del sistema sanitario di attirare nuovi professionisti.
Il tavolo tecnico richiesto a Trieste
Tra le iniziative citate durante la trasmissione c’è anche la richiesta di un tavolo tecnico presso la Prefettura di Trieste, proposta avanzata per individuare strategie condivise tra istituzioni, sanità e forze dell’ordine.
L’obiettivo, ha spiegato Cleva, è trovare soluzioni concrete per ridurre il numero delle aggressioni e garantire maggiore sicurezza agli operatori che lavorano ogni giorno a servizio dei cittadini.
Il tema, come sottolineato nel corso della trasmissione, rimane centrale per il sistema sanitario e per la sicurezza pubblica, e continuerà ad essere oggetto di confronto nelle prossime iniziative dedicate.
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