Trieste, 200 al Molo Audace per Gaza: “Rompiamo l’assedio”, l’appello dalla piazza (FOTO - VIDEO)

Trieste, 200 al Molo Audace per Gaza: “Rompiamo l’assedio”, l’appello dalla piazza (FOTO - VIDEO)

Un mattinata di partecipazione, confronto e presa di posizione. All’inizio del Molo Audace, circa 200 triestini si sono ritrovati per sostenere la nuova missione internazionale della flotilla diretta verso Gaza, trasformando uno dei luoghi simbolo della città in un punto di incontro tra dimensione locale e scenario globale.

La presenza si è resa immediatamente visibile attraverso i simboli: numerose bandiere della Palestina, affiancate da quelle della pace, oltre alla presenza di una bandiera di Rifondazione Comunista, hanno delineato con chiarezza il significato della mobilitazione. Un’iniziativa nata con l’obiettivo dichiarato di esprimere solidarietà alla popolazione palestinese e sostenere un progetto che punta a riportare l’attenzione su una crisi considerata ancora aperta.

Una missione più ampia e strutturata
Nel corso dell’incontro, una delle responsabili ha illustrato nel dettaglio i contenuti e gli obiettivi della nuova missione, sottolineando come questa rappresenti un salto di qualità rispetto all’anno precedente:

“Grazie di essere qua presenti in questa giornata che è rappresentativa sia per la regione Friuli Venezia Giulia e sia per quello che stiamo facendo. Come sapete, come avrete visto, si riparte. Quest'anno ripartiamo con un'altra missione, molto più grande e molto più partecipativa.

Abbiamo seguito oltre 100 imbarcazioni, abbiamo più di 50 delegazioni internazionali e ci saranno 3000 persone a bordo. Queste persone quest'anno sono figure professionali e quindi non più come l'anno scorso solo ed unicamente persone che arrivano dal basso, persone comuni, persone che si sono mosse per pancia e sentimento”.

Una scelta organizzativa precisa, che punta a rafforzare il carattere operativo della missione:

“Abbiamo pensato di mettere a bordo degli operatori umanitari, dei sanitari, dei medici, infermieri, educatori, eco-costruttori, osservatori, giornalisti indipendenti. Abbiamo pensato questo perché l'intenzione, come si è dichiarato l'anno scorso, non è solo umanitaria perché in quelle barche ci sta poco”.

Il senso dell’iniziativa viene esplicitato senza ambiguità:

“Il vero e reale motivo per cui stiamo facendo tutto questo, oltre che a portare simbolicamente degli aiuti, è quello di rompere l'assedio che ormai da decenni sta andando avanti, è quello di creare un convoglio umanitario permanente, ed è quello di riuscire ad arrivare e riuscire a restare, perché c'è bisogno della voce dei palestinesi”.

Tra cautela operativa e obiettivi politici
La complessità dello scenario internazionale ha portato gli organizzatori a rivedere le modalità operative:

“Vista la situazione globale si cerca di arrivarci in maniera più cauta. Ci sono a rischio delle vite e si faranno dei check point lungo il percorso per valutazioni del rischio fatte da un team di professionisti, tra cui anche ex militari”.

Accanto alla dimensione operativa, resta centrale anche quella politica e civile:

“Noi siamo uno strumento, vogliamo restare uno strumento, ma non uno strumento partitico. Siamo a servizio del popolo palestinese e della popolazione civile. Siamo un movimento apartitico e non violento. Non intendiamo usare la violenza perché ce n’è già abbastanza”.

E ancora:

“Chi non sta rispettando il diritto internazionale non siamo noi. Le nostre mani sono pulite”.

La dimensione internazionale della missione
A completare il quadro è intervenuta una seconda organizzatrice, collegata da remoto, che ha illustrato in modo dettagliato il percorso della missione e la sua articolazione internazionale:

“No, ma ci mancherebbe altro. Intanto io mi scuso per non essere con voi, sono letteralmente bloccata, ma volevo essere presente almeno con la mia voce.

La nuova Global Sumud Flotilla sta per partire, se il mare lo consentirà. Le prime barche partiranno da Barcellona, dove centinaia di persone hanno svolto training, di tipo non violento”.

Un percorso complesso, che coinvolge diversi porti e territori:

“Le barche navigheranno verso la Sicilia, dove si uniranno a quelle partite da Trieste, Livorno, Ancona, Bari e altri porti italiani. Una volta riunite, partiranno verso la Grecia”.

Il cambiamento rispetto allo scorso anno viene sottolineato con chiarezza:

“C’è uno scenario internazionale diverso, con una guerra in corso. Abbiamo fatto diverse valutazioni del rischio e navigheremo con tappe intermedie, rivalutando la situazione lungo il percorso”.

Un progetto che prevede anche alternative operative:

“Se le condizioni non lo permetteranno, la missione continuerà comunque, trasformandosi in azioni di pressione politica a terra”.

Il ruolo della mobilitazione civile
Un passaggio centrale riguarda il contributo delle persone scese in piazza:

“L’anno scorso siamo riusciti ad andare avanti anche grazie alle mobilitazioni nelle piazze. Anche quest’anno sarà fondamentale la presenza delle persone a terra per permettere alla flotilla di proseguire”.

La rotta prevista punta a raggiungere l’area di Gaza:

“Arriveremo fino a circa 200 miglia dalla costa e, se le condizioni lo consentiranno, procederemo. Le motivazioni sono le stesse: la situazione non è cambiata e la Palestina resta occupata”.

Una doppia missione tra mare e terra
Elemento centrale della nuova iniziativa è la presenza contemporanea di un convoglio terrestre:

“Quest’anno avremo anche un convoglio di terra che partirà dalla Mauritania, attraverserà il Nord Africa e proverà ad arrivare al valico di Rafah. Porterà aiuti umanitari e figure professionali come medici, ingegneri ed educatori”.

Un progetto ambizioso, consapevole delle difficoltà:

“Sappiamo che potremmo essere fermati, ma queste missioni hanno anche un valore politico. Servono per provare a rompere un blocco e riportare l’attenzione su una situazione che oggi è scomparsa dai media”.

Trieste tra partecipazione e dimensione globale
La giornata si è conclusa con un clima partecipato e condiviso, tra momenti di confronto e presenza civile. Il Molo Audace si conferma così luogo simbolico capace di collegare Trieste a dinamiche internazionali, dando spazio a iniziative che uniscono territorio e scenari globali.

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