“Quel che non sapevi” sbaglia di nuovo: bufera social per la foto fake del Faro della Vittoria
Dopo il caso Barcolana, un altro scivolone per la pagina virale: l’immagine del faro di Trieste è completamente falsa
A pochi giorni dalla polemica scoppiata per la foto fake della Barcolana, un nuovo caso coinvolge ancora una volta una pagina social molto seguita: “Quel che non sapevi”, nota per le sue curiosità virali, ha pubblicato una foto completamente errata del Faro della Vittoria, simbolo indiscusso della città di Trieste.
Nel post pubblicato il 25 marzo, la pagina descrive con toni solenni le caratteristiche del faro triestino – altezza, portata luminosa, messaggio inciso sulla pietra – ma l’immagine utilizzata non corrisponde affatto alla realtà: si tratta infatti di un render digitale o una foto manipolata, che nulla ha a che fare con l’aspetto reale del monumento sul colle di Gretta.
Triestini infuriati: “Questa non è Trieste”
L’errore non è passato inosservato, soprattutto tra gli utenti triestini, che nei commenti hanno subito fatto notare l’incongruenza: “Ma vi sembra il Faro della Vittoria?”, “Foto bellissima, peccato che non sia il nostro faro”, “Un’altra cantonata come quella della Barcolana”. In molti ricordano il recente scivolone in cui la stessa pagina aveva pubblicato una Barcolana completamente inventata con sfondo montano e vela da sogno: un’immagine generata con l’intelligenza artificiale, diventata virale… per i motivi sbagliati.
“Basta fake: rispetto per la città e i suoi simboli”
Anche in questo caso, i triestini non contestano tanto la descrizione storica quanto l’uso di un’immagine falsa che genera disinformazione, soprattutto verso chi non conosce la città. L’episodio riapre il dibattito sull’attendibilità dei contenuti virali sui social, in particolare quelli che – pur volendo raccontare curiosità storiche o culturali – finiscono per diffondere una Trieste finta, lontana da ciò che è e rappresenta davvero
La speranza, da parte di tanti utenti, è che l’attenzione al dettaglio e alla veridicità possa tornare a guidare chi fa divulgazione anche online, senza sacrificare l’autenticità in nome della spettacolarizzazione