Presidente Comunità Musulmana di Trieste: “La moschea è aperta a tutti i triestini” (VIDEO)

Presidente Comunità Musulmana di Trieste: “La moschea è aperta a tutti i triestini” (VIDEO)

Nella diretta serale di Trieste Cafe, condotta da Luca Marsi, la giornata si è chiusa con un approfondimento intenso e ricco di significato. Ospite in studio Akram Omar, presidente della Comunità musulmana di Trieste, invitato per offrire uno sguardo autentico e diretto su uno dei momenti più importanti dell’anno religioso islamico: il Ramadan. Una presenza voluta e organizzata anche all’ultimo momento, proprio per sottolineare l’avvio del mese sacro e accompagnare i telespettatori dentro un tema spesso evocato, ma non sempre davvero compreso.

Il significato del Ramadan: tempo sacro, tempo interiore

Akram Omar ha spiegato come il Ramadan sia uno dei dodici mesi del calendario lunare islamico, utilizzato per le ricorrenze religiose. Non un semplice periodo di digiuno, ma un mese benedetto e sacro, dedicato alla preghiera, al raccoglimento, alla carità e alla disciplina spirituale. Il digiuno, osservato dall’alba al tramonto, rappresenta un esercizio di fede e consapevolezza, un invito a riscoprire la dimensione interiore e il rapporto con Dio.

Nel corso dell’intervento, Omar ha precisato che il digiuno non è imposto indiscriminatamente. Sono previste esenzioni per i malati, le donne in gravidanza, durante il ciclo o in fase di allattamento, così come per chi non sia fisicamente in grado di sostenerlo. “Dio salvaguarda l’essere umano”, ha ricordato, sottolineando come la misericordia sia parte integrante della prescrizione religiosa.

Non privazione continua, ma equilibrio quotidiano

Un passaggio particolarmente chiarificatore ha riguardato la struttura stessa del digiuno. Nessuna astensione totale per un mese intero, bensì una rinuncia diurna che lascia spazio, dopo il tramonto, alla normale alimentazione. Consigliato anche uno spuntino prima dell’alba, per affrontare la giornata con maggiore energia. Omar ha evidenziato come la difficoltà del Ramadan vari con le stagioni: più impegnativo nei mesi estivi, quando le ore di luce si allungano sensibilmente.

Le radici storiche e il valore teologico

Rispondendo alle domande del conduttore, Akram Omar ha collocato l’origine del digiuno islamico nel terzo anno dell’Egira, la migrazione del profeta Muhammad da Mecca a Medina, evento che segna l’anno zero del calendario islamico. Il Ramadan è stato definito senza esitazioni uno dei cinque pilastri dell’Islam, dunque un atto di fede, prima ancora che una pratica rituale.

Nel delineare i pilastri, Omar ha ricordato la professione di fede, la preghiera quotidiana, l’elemosina obbligatoria (zakat), il digiuno e il pellegrinaggio. Proprio sulla zakat, ha offerto un chiarimento concreto: il contributo del 2,5% sui risparmi mantenuti per oltre un anno, destinato a categorie specifiche di persone in difficoltà. “Lo Stato è una cosa, la zakat un’altra”, ha spiegato, marcando la distinzione tra dovere civile e dovere religioso.

Ramadan e carità: la moschea come luogo di solidarietà

Uno dei momenti più significativi dell’intervista ha toccato il ruolo sociale della comunità islamica triestina. Durante il Ramadan, la moschea diventa un centro pulsante di attività, spiritualità e solidarietà concreta. Ogni sera viene preparato un pasto caldo per circa 300 persone, senza richieste di documenti o appartenenza religiosa. “Tutti sono benvenuti”, ha ribadito Omar, raccontando anche episodi emblematici di frequentatori non musulmani.

La richiesta di aiuto, ha osservato, è cresciuta negli ultimi anni. Talvolta chi necessita di sostegno preferisce attendere fuori dal luogo di culto, per discrezione o rispetto. Ma il messaggio resta invariato: porte aperte e accoglienza universale.

Dialogo interreligioso: Trieste laboratorio di convivenza

Il confronto ha poi allargato lo sguardo al clima cittadino. Omar ha espresso gratitudine per i rapporti costruttivi con le altre comunità religiose, citando gli auguri ricevuti dal vescovo e da esponenti del mondo cristiano. Un passaggio che si è intrecciato con l’attualità regionale, richiamando l’apertura dimostrata a Gorizia verso i fedeli musulmani privi di uno spazio adeguato per la preghiera.

Trieste emerge come modello di convivenza e rispetto reciproco, frutto di anni di dialogo, collaborazione e presenza attiva nel tessuto urbano. “Mi sento più triestino che straniero”, ha dichiarato Omar, sintetizzando un sentimento condiviso da larga parte della comunità.

Una comunità numerosa e radicata

Tra i dati citati, uno ha colpito in modo particolare: secondo le rilevazioni ISTAT 2022, la Comunità islamica di Trieste conta circa 13.000 persone, numero oggi stimato oltre le 16.000 unità. Una presenza significativa che conferma la dimensione plurale della città.

Moschea aperta alla cittadinanza

In chiusura, spazio anche alle informazioni pratiche. Chi desidera visitare la moschea può farlo contattando la comunità via mail o WhatsApp, così da essere accompagnato da una guida. In alternativa, è possibile chiedere l’accesso direttamente sul posto, nel rispetto delle attività religiose in corso.

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