Cultura, Massolino (Pat-Civ): grave che l'osservatorio non sia attivo

Cultura, Massolino (Pat-Civ): grave che l'osservatorio non sia attivo

"La Regione Friuli Venezia Giulia si è dotata per legge di un Osservatorio regionale della cultura nel lontano 2014, ma non lo ha mai attivato. Nel frattempo, però, affida valutazioni strategiche a incarichi diretti senza un quadro condiviso, trasparente e stabile di analisi".

Lo afferma, in una nota, la consigliera regionale del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg Giulia Massolino che denuncia, a margine dell'apertura dei bandi annuali e della pubblicazione degli esiti dei bandi triennali, insieme alla componente del Consiglio direttivo del Patto per l'Autonomia Eleonora Sartori, una situazione opaca, su cui ha presentato un'interpellanza, un emendamento e un ordine del giorno, accolto più di un anno fa, in merito alla mancata attivazione dell'Osservatorio regionale della cultura previsto dalla legge regionale 16/2014.

"L'Osservatorio - ricorda Massolino - avrebbe dovuto raccogliere dati, elaborare studi comparabili a livello nazionale ed europeo e supportare le amministrazioni pubbliche nella definizione delle politiche culturali. Ad oggi, però, la Regione è priva di strumenti strutturali per valutare l'impatto sociale, economico e culturale delle attività finanziate. Su questo ho presentato un'interrogazione e un emendamento alla finanziaria nel 2024. L'assessore e vicepresidente Anzil mi ha invitata a ritirarlo per la presentazione di un ordine del giorno, ma oltre un anno dall'accoglimento dello stesso nulla è cambiato".

"Eppure, in questo contesto, nel novembre 2019 PromoTurismo Fvg ha proceduto a un affidamento diretto da quasi 90mila euro per la 'creazione di un sistema per l'analisi degli impatti degli eventi culturali', incarico assegnato senza bando al professor Guido Guerzoni, in quanto 'ideatore del metodo' e ritenuto unico operatore disponibile sul mercato. Non è in discussione il profilo accademico del professor Guerzoni - precisa la consigliera delle Opposizioni -, ma il metodo con cui la Regione costruisce le proprie politiche culturali: affidamenti diretti, concentrazione delle competenze, assenza di confronto pubblico e
totale marginalizzazione degli operatori culturali e dei direttori dei musei".

"Infatti - ricorda l'esponente autonomista -, dall'accesso atti che ho effettuato risulta che l'incarico è stato affidato non all'Università Bocconi dove Guerzoni è Professore, bensì a un'impresa di cui risulta amministratore unico. Ma quello che salta più all'occhio è che l'analisi è stata svolta sui festival del cinema nel 2020 e su 18 musei e spazi espositivi nell'estate del 2021, con una raccolta di questionari coordinata da PromoTurismo Fvg. Peccato che nel 2020 i festival si sono tenuti tutti online per l'emergenza pandemica, che perdurava anche nel 2021, quando nei musei vigevano obbligo di green pass, mascherine, ingressi contingentati, visite guidate e scolastiche sospese, e il turismo internazionale era quasi azzerato".

"Quale validità può avere un'analisi sugli impatti di festival e musei in queste condizioni? Perché non è stato utilizzato lo storico dei dati in possesso dei musei rientranti nello studio in merito alla profilazione degli accessi? La scelta del campione ci appare poco significativa nel contesto di un'analisi aggregata dei dati - mette in evidenza Massolino - e poi avere i dati solamente di qualche mese è davvero poco significativo rispetto all'evoluzione delle dinamiche nel tempo, che dovrebbero appunto essere analizzate in modo continuativo e coerente da un Osservatorio permanente anche attraverso tavoli di consultazione partecipati da tutti gli attori culturali del territorio, opportunamente profilati e aggregati per settori e caratteristiche sostanziali".

"La filiera culturale disegnata dalla legge regionale 23/2015 dovrebbe rappresentare un sistema di valutazione su cui basare i
finanziamenti, peccato che poi il museo della moda ITS, che non è stato oggetto dell'analisi affidata esternamente, abbia ricevuto oltre 7 milioni di euro regionali in due anni con emendamenti puntuali a bilancio, extra bando. Anche in questo caso, non si tratta di mettere in discussione la qualità del lavoro di ITS, ma il metodo incomprensibilmente discriminatorio di assegnazione dei finanziamenti, che induce conflitti tra i diversi operatori culturali che dovrebbero invece cooperare e collaborare per il bene del territorio. A Trieste - incalza la consigliera regionale - dopo l'abbattimento della Sala Tripcovich Trieste ha una sete di spazi senza per la fruizione e la produzione culturale cittadina. Anche su questo nell'ultima manovra finanziaria abbiamo presentato un emendamento per trovare e ristrutturare uno spazio adatto, in considerazione dei numerosi edifici regionali in dismissione. Purtroppo anche questa proposta è stata bocciata dalla Maggioranza".

"A Gorizia la Dag è paradigmatica - aggiunge Eleonora Sartori, consigliera di Noi Mi Noaltris Go. Il tema non è se l'iniziativa culturale sia 'un male' o 'un bene', ma se essa sia compatibile con la destinazione d'uso del bene demaniale e con un atto amministrativo tuttora vigente. L'accordo di concessione della Galleria Bombi prevede espressamente l'uso per finalità di viabilità e il transito delle biciclette. Su questo punto, ad oggi, non risultano modifiche formali dell'accordo né autorizzazioni rilasciate dall'Agenzia del demanio. La galleria Bombi è inserita nei documenti comunali e regionali come elemento di connessione della rete ciclabile, e il contratto di concessione ne prevede il transito. Per non parlare del fatto che l'accesso a quello spazio pubblico è interdetto a determinate categorie fragili: persone con disabilità uditiva, visiva o intellettiva. A ciò si aggiunga una valutazione sul senso dell'opera nel contesto in cui è inserita: nell'anno di Go!2025 dell'abbattimento dei confini ne hanno creato uno in città. La galleria non è più un collegamento ma una barriera. Questo tralasciando il notevole impatto ambientale dell'uso dell'intelligenza artificiale, degli schermi e dell'energia necessaria. L'impianto ha infatti una potenza di 680 kw, che corrisponde alle luci di 226 appartamenti accese giorno e notte. L'impatto ambientale si somma ai costi economici: ricordiamo la stima di 200mila euro solo per l'elettricità", conclude la nota.
ACON/COM/mv