“Su Vannacci si parla del personaggio, non delle idee”: Angelo Lippi contro “supposizioni e dietrologie”

“Su Vannacci si parla del personaggio, non delle idee”: Angelo Lippi contro “supposizioni e dietrologie”

Nel dibattito attorno al generale Roberto Vannacci, tra indiscrezioni, ipotesi e ricostruzioni, c’è chi sostiene che l’attenzione si stia spostando su un piano sbagliato. In una nota firmata Angelo Lippi, viene criticato quello che viene definito l’accanimento dei media nel tentativo di prevedere il futuro politico di Vannacci.

Secondo il testo, si tratta di dinamiche che rientrano nella “normale attività giornalistica”, più o meno orientata. Ma la contestazione è un’altra: ciò che “si evita accuratamente di discutere” sarebbe il cuore della questione, ovvero idee e proposte politiche.

Lippi: “il confronto dovrebbe concentrarsi sui temi”

Il punto centrale della nota è l’invito esplicito a spostare il fuoco del dibattito. Per Lippi, il confronto dovrebbe avvenire non su retroscena o dietrologie, ma sui contenuti e sulle posizioni che vengono attribuite a Vannacci e che, a suo avviso, intercettano ciò che “molti fingono di non vedere”.

Una lettura che presenta l’attuale attenzione mediatica come un modo per aggirare la discussione sostanziale: più facile parlare del personaggio, suggerisce il testo, che entrare in collisione con le sue idee.

I temi richiamati: Ucraina, “woke”, criminalità e sovranità

Nel documento, vengono elencati i principali punti che, secondo Lippi, rappresenterebbero l’ossatura del discorso politico di Vannacci.

Tra questi c’è una opposizione netta alla guerra in Ucraina, affiancata dal contrasto senza ambiguità alla deriva woke. Viene inoltre citata la necessità di una lotta “reale e determinata” contro criminalità e violenze quotidiane subite dagli italiani.

Altro asse richiamato è la difesa della sovranità politica, economica e militare nazionale, che nel testo viene descritta come erosa da organismi sovranazionali. Infine viene indicata la tutela dell’identità nazionale contro il globalismo e il rifiuto di imposizioni ideologiche attribuite a minoranze.

La critica finale: “più comodo parlare del personaggio che delle idee”

La conclusione della nota non lascia spazio a interpretazioni: per Lippi, la scelta di concentrarsi su scenari e previsioni sul futuro politico di Vannacci sarebbe funzionale a non affrontare apertamente i contenuti.

Il ragionamento è sintetizzato in una frase che suona come una sfida: su questi temi “bisognerebbe confrontarsi”, ma per qualcuno sarebbe più comodo continuare a parlare della figura pubblica piuttosto che entrare nel merito delle sue proposte.