Cabinovia, il Comitato NoOvovia attacca: “ricorso al Consiglio di Stato è autoassoluzione”

Cabinovia, il Comitato NoOvovia attacca: “ricorso al Consiglio di Stato è autoassoluzione”

Il 2026 si apre con un nuovo capitolo nello scontro sulla cabinovia: il Comitato NoOvovia, nella conferenza stampa di inizio anno, ha attaccato duramente la decisione della Giunta comunale di ricorrere al Consiglio di Stato contro le sentenze emesse dal TAR nel 2024 e nel 2025. Una scelta che, secondo il Comitato, non sarebbe dettata dalla reale fiducia di ribaltare l’esito giudiziario, ma da una strategia politica e contrattuale.

Il messaggio è diretto e senza giri di parole: per NoOvovia il ricorso rappresenterebbe “solo un tentativo di autoassoluzione”, mentre sul progetto continuano a pesare due incognite decisive, la Regione e l’assetto economico complessivo.

“Tentativo di autoassoluzione”: la lettura del Comitato sul ricorso

Nel comunicato, NoOvovia sostiene che la decisione del Comune non dipenda dall’attesa di ottenere una “improbabile sentenza positiva”. Al contrario, verrebbe interpretata come una mossa per dimostrare alle imprese coinvolte di aver intrapreso ogni azione possibile per portare avanti l’opera.

In questa chiave, il ricorso diventerebbe una sorta di scudo politico-amministrativo: un modo per “auto-assolvere il proprio operato” ed evitare, sempre secondo il Comitato, di incorrere nelle “pesanti penali” previste dal contratto.

Lo stallo continua: “la Regione non si è ancora pronunciata”

Nonostante la recente delibera della Giunta comunale, NoOvovia sostiene che lo stallo non sia affatto risolto. Anzi: uno degli elementi centrali resta il ruolo della Regione, che non avrebbe ancora chiarito la propria posizione.

Il coordinatore del Comitato, William Starc, parla di una strategia ormai consolidata: rinviare il più possibile “il confronto con la realtà”, fino al momento in cui diventerà inevitabile prendere atto della situazione amministrativa e giuridica del progetto dopo le ripetute sentenze.

Secondo quanto dichiarato, la questione ruota attorno al tema della VINCA, di cui la Regione è indicata come soggetto responsabile. Starc aggiunge che le dichiarazioni del Presidente riportate sui media non chiarirebbero le reali intenzioni sull’eventuale appoggio regionale al ricorso comunale. Proprio questa indeterminatezza alimenterebbe il sospetto di divergenze tra Comune e Regione.

Il quadro economico: “da costo zero per il Comune a spesa in carico ai cittadini”

Altro punto su cui il Comitato insiste è la componente economica. Starc sottolinea che un’opera inizialmente presentata come priva di costi per le casse comunali sarebbe ora a carico del Comune, quindi indirettamente dei cittadini.

Il Comitato evidenzia anche un fattore ulteriore: i costi stimati nel 2023, secondo questa lettura, sarebbero destinati ad aumentare per effetto dell’inflazione e del rincaro delle materie prime, rendendo il quadro ancora più incerto e potenzialmente più pesante sul bilancio.

Nel comunicato viene inoltre richiamata una promessa politica specifica: la realizzazione dell’opera non avrebbe dovuto gravare “sulle tasche dei cittadini”. Da qui la critica: il passaggio della pratica nelle mani del Sindaco, secondo il Comitato, avrebbe dovuto favorire un ripensamento complessivo.

Avvocati esterni e costi legali: “156mila euro già spesi, altri 55mila per il Consiglio di Stato”

Il Comitato entra nel dettaglio anche sulle spese legali. Viene sottolineato che, pur disponendo di una avvocatura interna qualificata, il Comune avrebbe scelto di affidarsi allo stesso studio professionale esterno che aveva seguito i ricorsi poi persi in giudizio.

Secondo i dati riportati, tale scelta avrebbe già comportato un impegno di spesa di 156 mila euro, e allo stesso studio sarebbe stato affidato anche l’incarico per il ricorso al Consiglio di Stato, con ulteriori 55 mila euro.

Per NoOvovia, questi costi ricadono sul bilancio comunale e quindi sui contribuenti.

La richiesta politica: “referendum per far decidere i cittadini”

In chiusura, NoOvovia denuncia quello che definisce un procedere “esitante e contraddittorio” della Giunta comunale, sostenendo che ci sarebbe ancora uno spazio politico per il ricorso allo strumento del referendum, per consentire un pronunciamento diretto dei cittadini.

Il Comitato afferma inoltre che, una volta conosciuti i contenuti del ricorso, procederà con ulteriori iniziative “per fermare definitivamente” il progetto, descritto come “inutile, impattante, insostenibile, insicuro, illegittimo”.

Una battaglia che, anche nel 2026, promette di restare tra i dossier più esplosivi della città.