Istituto regionale Rittmeyer, presentato il nuovo statuto che rinnova ed estende la mission

Istituto regionale Rittmeyer, presentato il nuovo statuto che rinnova ed estende la mission

Con uno statuto rinnovato, che estende la mission originaria dell’ente a una vocazione focalizzata sull’approccio integrato alla persona, e con un palinsesto di nuovi servizi e progetti chiamati a consolidare un processo di virtuosa rigenerazione, l’Istituto Regionale Rittmeyer per i ciechi con sede a Trieste annuncia oggi la sua “rifondazione”, avviata intorno a standard di eccellenza e a criteri di autonomia gestionale, progettati per presidiarne il ruolo e le iniziative future. L’intervento dell’Avvocato Maurizio, Borgo Presidente dell’Autorità Garante nazionale dei Diritti delle persone con disabilitàha sottolineato la rilevanza istituzionale delle iniziative presentate. Nella mattinata di oggi con l’Assessore alla Salute, Politiche sociali e Disabilità della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi, hanno presentato alla stampa i nuovi progetti il Commissario straordinario dell’Istituto Rittmeyer Lorenzo Capaldo e il Direttore generale dell’Istituto Rittmeyer Guglielmo Montagnana, ed è intervenuto il Presidente dell’Unione Italiana Ciechi Mario Barbuto.

IL NUOVO STATUTO DELL’ISTITUTO RITTMEYER

Il nuovo Statuto del Rittmeyer, progettato da un team di lavoro guidato dal Commissario straordinario Lorenzo Capaldo, introduce norme che schiudono nuove visioni e nuove opportunità alla storica istituzione con sede a Trieste, riferimento per tutta la Regione Friuli Venezia Giulia: «quattro le direttrici principali che hanno ispirato l’aggiornamento – spiega il Commissario Straordinario Lorenzo Capaldo – Oltre al necessario adeguamento all’evoluzione del quadro normativo regionale e statale, e al rafforzamento dei presidi di legalità, trasparenza e controllo, abbiamo puntato sulla modernizzazione delle finalità e degli strumenti operativi dell’ente, nel rispetto della sua identità storica. E sulla costruzione di una transizione ordinata verso la nuova governance, idonea ad assicurare continuità amministrativa e stabilità gestionale. Naturalmente, abbiamo avuto cura costante per la conservazione del nucleo storico e valoriale dell’Istituto Rittmeyer, mantenendo centrale la missione in favore delle persone con disabilità visiva: ma abbiamo voluto rendere lo Statuto coerente con il contesto contemporaneo dei servizi sociali, sociosanitari e riabilitativi. Esemplare, in questo senso, l’articolo 2.2, che stabilisce l’orientamento a un approccio integrato alla persona, nel quale vengano considerate in modo unitario le dimensioni fisica, psichica, relazionale e sociale, favorendo percorsi personalizzati di assistenza, cura, riabilitazione e inclusione».

Lo Statuto sottolinea che l’Istituto Regionale Rittmeyer per i Ciechi è un’Azienda pubblica di servizi alla persona (ASP) e opera senza fini di lucro, esercitando la propria attività nel perseguimento di finalità di interesse pubblico: l’Azienda può promuovere e realizzare interventi diretti anche attraverso l’attivazione di servizi e strutture dedicate, ivi compresi interventi di riabilitazione funzionale e neurologica: indirizzati al  mantenimento e al recupero delle capacità fisiche, cognitive e relazionali della persona, al sostegno all’autonomia personale e all’inclusione sociale, all’accoglienza temporanea e, ove funzionale alle finalità istituzionali, alla realizzazione di servizi residenziali o semiresidenziali, nonchè alla valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale.

Lo Statuto ricorda inoltre che l’ente trae origine storica dalla “Fondazione Barone Carlo e Baronessa Cecilia de Rittmeyer – Asilo per ciechi poveri in Trieste”, costituita nel 1913 con il lascito della baronessa Cecilia de Rittmeyer, dichiarata poi istituto scolastico con Regio Decreto 16 dicembre 1926 e trasformata in istituzione pubblica di assistenza e beneficenza con decreto del Ministero dell’Interno nel 1994. Un’attenzione particolare è riservata dal nuovo Statuto anche alle politiche di genere: nella composizione del Consiglio di Amministrazione è assicurato il rispetto del principio di equilibrio tra i generi, in conformità alla normativa vigente.  «Oggi possiamo dire – ha affermato l’Assessore  regionale alla Salute Riccardo Riccardi - che l’Istituto Rittmeyer non chiude, ma prosegue e rilancia. Non è stata una scelta banale intervenire a suo tempo sul piano del commissariamento dell’Istituto, siamo grati all’avv. Capaldo, individuato per la sua storia personale e le sue competenze, per aver assunto questa responsabilità: c’era il rischio di perdere l’Istituto, ora c’è un disegno molto più ampio. Abbiamo sostenuto convintamente l’Istituto Rittmeyer e oggi sappiamo che un passaggio importante e significativo è stato completato, e ha trasformato la visione dell’ente dalla cura e dall’assistenza ad un progetto di vita. Oggi ragioniamo infatti intorno alla differenza fra vivere e sopravvivere per le persone, nel contesto di una regione che è riconosciuta come avamposto sul piano delle disabilità, per gli strumenti normativi di cui si è dotata. Garantire il bene più grande delle persone - la libertà- non significa solo dare una buona risposta sanitaria, ma tutelare il diritto al lavoro, alla mobilità e tutte le misure che rendono realmente autonoma una persona. Un diritto che non possiamo mai dare per scontato. E sono lieto di sapere che a fine maggio l’Istituto Rittmeyer ospiterà il convegno nazionale AMGO-UICI, che si inserisce in un contesto fertile di relazioni con le istituzioni comunali e regionali e con una azienda che punta vrsoe una dimensione socio-sanitaria».

I NUOVI SERVIZI DELL’ISTITUTO RITTMEYER

Proprio in ragione delle importanti novità statutarie, che “rifondano” la mission del Rittmeyer, i servizi dell’Istituto guarderanno non solo alla riabilitazione, all’integrazione sociale e all’inserimento professionale delle persone con disabilità visiva e plurima, ma anche a nuovi traguardi in tema di fragilità della persona, per offrire assistenza e riabilitazione ai soggetti con patologie e criticità sul piano neurologico-funzionale. «Non un semplice centro sanitario – osserva ancora il Commissario straordinario Lorenzo Capaldo - ma un luogo integrato in cui riabilitazione visiva e neurologica convivono, non più soltanto un’istituzione che eroga servizi, ma un ecosistema in evoluzione, capace di mettere al centro la persona nella sua interezza, coniugando l’assistenza e l’inclusione delle persone cieche e ipovedenti a una dimensione realmente interdisciplinare e inclusiva, che supera la logica settoriale della disabilità per orientarsi alla qualità della vita delle persone. Da istituto, quindi, a spazio di possibilità: da servizio a esperienza, da risposta per i bisogni sanitari a luogo in cui costruire la propria autonomia». I servizi del futuro Centro di Riabilitazione Neurologica e Funzionale nascono quindi con una visione già chiara: non si tratterà di un semplice centro sanitario, ma di un luogo integrato nel quale tecnologia e relazione si intrecciano, cura, formazione ed educazione si alimentano reciprocamente. Il progetto si sviluppa lungo il lungomare di Barcola: mare, luce, apertura e accessibilità diventano parte integrante dell’esperienza riabilitativa e di una vera e propria “palestra della salute”, simbolo di un approccio attivo alla cura e al benessere. Il centro avrà un’identità giuridica in fase di definizione e si aprirà alla fruizione dei cittadini e cittadine interessati, implementando così i suoi servizi e sostenendo l’autonomia gestionale dell’Istituto Rittmeyer e le attività future dell’ente senza aggravio per le risorse pubbliche.

Nel contesto del nuovo modello aperto dell’Istituto Rittmeyer, fondato sulla collaborazione con il territorio, l’associazionismo e le istituzioni, anche la Biblioteca Braille, oggi chiusa, sarà oggetto di valorizzazione e potrà essere inserita in una fondazione dedicata, con il coinvolgimento di istituzioni e associazioni, fra le quali il Comune di Trieste e l’UICI, Unione Italiana Ciechi. Una prima realizzazione concreta della rinnovata visione Rittmeyer è lo Spazio Lumen Lab, inaugurato lo scorso marzo: un ambiente inclusivo e altamente innovativo, predisposto per promuovere l’autonomia e la formazione delle persone con disabilità visiva e sensoriale, finalizzato a favorirne anche l’inserimento professionale grazie allo sviluppo di competenze aggiornate. Lumen conta sulle più avanzate tecnologie grazie a dispositivi hardware e software inclusivi e si articola in tre distinti ecosistemi tecnologici, pensati per offrire un’esperienza completa e flessibile: un ambiente Windows, un ambiente Apple e un’area dedicata ai dispositivi smart, che comprende tablet, e-reader, stampanti 3D, visori e altre tecnologie emergenti. Le postazioni sono separate da pannelli fonoassorbenti, così da consentire a più utenti di lavorare contemporaneamente senza interferenze acustiche. Lumen Lab nasce dalla consapevolezza che la tecnologia evolve rapidamente e che i modelli formativi devono essere in grado di adattarsi con la stessa rapidità. Per questo è concepito come un ambiente dinamico, in continua evoluzione. L’obiettivo non è semplicemente trasferire competenze tecniche, ma sviluppare nelle persone la capacità di adattarsi al cambiamento e di utilizzare in modo consapevole gli strumenti disponibili. In questa prospettiva, l’autonomia viene intesa come un processo continuo di crescita. Le attività all’interno dello Spazio Lumen Lab integrano riabilitazione visiva, utilizzo di tecnologie assistive e sperimentazione di strumenti innovativi. Non ci saranno percorsi standard: ogni intervento verrà costruito in modo personalizzato, sulla base delle caratteristiche, delle esigenze e degli obiettivi della persona. Il principio guida è: “l’autonomia non si insegna: si allena”.

La nuova immagine dell’Istituto Rittmeyer si riverbera oggi nel nuovo logo e in un nuovo sito che accoglie con chiarezza e agilità lo “storytelling” dell’ente, restituendo il processo di rigenerazione. La fruizione dei contenuti online è accessibile anche alle persone ipovedenti e non vedenti. Il sito racconta oggi la trasformazione dell’Istituto Rittmeyer: da ente a ecosistema, da servizio a esperienza, da presente a futuro. Nelle pagine e nell’architettura della sua identità web, l’ecosistema Rittmeyer declina la sua modalità di erogazione dei servizi, nei progetti personalizzati per le persone: i concetti di interventi orari (con sedute specialistiche, individuali o in piccoli gruppi, di durata e frequenza limitate), di semi-residenzialità (con il centro diurno e il rientro serale a casa) e di residenzialità stabile vengono restituiti esplicitamente per step nel sito. Target primario della fruizione sono le famiglie e utenti diretti, ma l'architettura prevede aperture laterali per professionisti sanitari, donatori, stampa e istituzioni.

Proprio nell’ambito di un articolato percorso di rinnovamento intorno a standard di eccellenza, un prestigioso riconoscimento sottolinea la caratura dell’Istituto Rittmeyer, riferimento di settore a livello nazionale e internazionale: l’ente è stato infatti designato quale sede, giovedì 28 e venerdì 29 maggio 2026, del Convegno 2026 AMGO-UICI, Unione Italiana Ciechi Ipovedenti. Trieste ospiterà quindi l’evento formativo e di sensibilizzazione più importante a livello italiano, dedicato alla prevenzione, diagnosi e riabilitazione dei deficit visivi. «La 10^ edizione di AMGOA me gli occhi, rappresenta un traguardo significativo per la riabilitazione visiva di adulti e bambini – dichiara il Presidente Nazionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS -APS, Mario Barbuto - Dieci anni di iniziative itineranti hanno saputo portare attenzione, competenze e confronto nei territori, mettendo sempre al centro il cittadino a rischio di disabilità visiva, i suoi diritti e le sue possibilità di autonomia. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha sostenuto il progetto fin dalla sua nascita, convinta che riabilitazione visiva, prevenzione e inclusione sociale debbano tradursi in interventi concreti di promozione, e non restare concetti astratti. L’edizione 2026, ospitata a Trieste presso l’Istituto dei ciechi Rittmeyer, segna un ulteriore passo avanti in questo cammino. La presenza dell’UICI al fianco di questa istituzione storica del territorio triestino conferma la forza di una visione condivisa: quella di un sistema nazionale della disabilità visiva coeso, capace di fare rete tra realtà diverse per garantire a ogni cittadino i medesimi diritti e le stesse opportunità di prevenzione, cura e riabilitazione».

Il convegno, coordinato dall’ortottista Federico Bartolomei, Coordinatore Attività Ipovisione Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza ETS, è focalizzato intorno a Cecità e Ipovisione: percorsi clinici, riabilitativi e tecnologici secondo l’origine della patologia, e coinvolgerà un centinaio circa di esperti, medici, studiosi e ricercatori, e di stakeholders nazionali e internazionali: sarà un momento importante di scambio e confronto ma anche di aggiornamento scientifico e clinico di alto livello intorno alla qualità della vita dei pazienti più giovani ipovedenti o ciechi. L’evento offrirà anche l’occasione per promuovere il dialogo e la sinergia fra professionisti provenienti da diverse aree disciplinari: oftalmologia, riabilitazione visiva, neuropsichiatria infantile e didattica inclusiva. «Il convegno AMGOA me gli occhi si conferma come uno degli appuntamenti più significativi in Italia dedicati ai temi della riabilitazione visiva e della prevenzione delle patologie oculari causa di disabilità – spiega il Coordinatore Federico Bartolomei - Nato dalla collaborazione tra l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza ETS e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS, con il patrocinio della Fondazione IAPB Italia ETS, AMGO rappresenta un importante momento di confronto, aggiornamento e condivisione tra professionisti sanitari, istituzioni, associazioni e persone coinvolte nei percorsi di cura e riabilitazione. Fin dalla sua nascita il convegno ha scelto una formula itinerante per valorizzare le esperienze territoriali e mettere in rete le eccellenze che operano nel campo della disabilità visiva. Ogni edizione diventa così un’occasione per conoscere da vicino realtà locali impegnate quotidianamente nella promozione dellautonomia, dellinclusione e della qualità della vita delle persone con disabilità visiva. Diffondere la cultura della riabilitazione visiva è l’obiettivo, promuovendo una maggiore consapevolezza sull’importanza di percorsi riabilitativi tempestivi e personalizzati. Esistono oggi opportunità riabilitative ancora poco conosciute, ma fondamentali per il recupero dell’autonomia personale e sociale. La formula dell’evento, articolata in una serie di corsi teorico-pratici, punta a rafforzare il concetto di rete tra le diverse realtà coinvolte. Ampio spazio sarà inoltre dedicato alle nuove tecnologie supportate dallIntelligenza Artificiale, sempre più presenti negli ausili e nelle procedure per la riabilitazione visiva, con un approccio pratico e orientato all’innovazione».