Via Beccherie, l'omicidio che ha scosso la città: Podmenich in carcere, “atto di inaudita violenza”

Via Beccherie, l'omicidio che ha scosso la città: Podmenich in carcere, “atto di inaudita violenza”

Secondo quanto si apprende, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Erika Podmenich, 57 anni, fermata il 31 marzo con l’ipotesi di reato di omicidio aggravato in relazione alla morte di Isabella Tregnaghi, 89 anni, rinvenuta priva di vita nella propria abitazione in via delle Beccherie. Il provvedimento, firmato dal GIP Marco Casavecchia, si basa su un quadro indiziario che il magistrato definisce “inequivocabile” e che comprende una parziale ammissione della sospettata, le registrazioni di videosorveglianza e il ritrovamento di oggetti sottratti alla vittima insieme all’arma del delitto, rinvenuti in un sacchetto abbandonato all’interno di un cassonetto nei pressi di un supermercato cittadino.

La ricostruzione dei fatti fornita nell’ordinanza è dettagliata e presenta elementi di forte impatto. È stata la figlia dell’anziana, residente fuori città, a dare l’allarme dopo aver rilevato attraverso un sistema di videosorveglianza la presenza di una donna sconosciuta nell’abitazione della madre e alcune macchie di sangue sul pavimento. Giunti sul posto, carabinieri e sanitari hanno trovato il corpo dell’89enne riverso in una pozza di sangue, con gravi ferite da taglio al collo e al torace. Gli accertamenti condotti nell’immediatezza dei fatti hanno consentito di identificare rapidamente la sospettata, riconosciuta dai militari grazie alle immagini acquisite. Una volta fermata, Podmenich ha fornito spontaneamente indicazioni sui luoghi dove aveva abbandonato gli abiti insanguinati e altri oggetti potenzialmente riconducibili al fatto di sangue.

Il giudice ha ritenuto non attendibile la versione fornita dalla donna, secondo la quale l’incontro con l’anziana sarebbe degenerato in una lite a seguito di presunti “ricatti”. Nell’ordinanza si evidenziano alcune incongruenze nei racconti, nonché l’acquisto del coltello poche ore prima del fatto, comprovato da uno scontrino, elemento che – secondo il GIP – smentirebbe l’ipotesi di un gesto impulsivo. L’aggravante dell’abuso delle condizioni di minorata difesa è stata ritenuta sussistente in considerazione dell’età avanzata della vittima, mentre non sono emersi elementi sufficienti a supportare, al momento, la premeditazione.

A complicare ulteriormente la posizione della donna ci sarebbero due episodi precedenti, risalenti al 24 febbraio e al 17 marzo, in cui sarebbe sospettata di aver narcotizzato due conoscenti, invitate a bere un caffè in contesti apparentemente amichevoli, per poi derubarle. In entrambi i casi, dalle analisi cliniche è emersa la presenza nel sangue delle vittime del principio attivo del Triazolam, un farmaco ipnotico che risulta prescritto alla Podmenich nei mesi precedenti. Una delle due donne, in seguito all’assunzione della sostanza, avrebbe perso conoscenza mentre era alla guida, finendo fuori strada in località Conconello, riportando gravi lesioni.

Nonostante l’assenza di precedenti penali, il giudice ha ritenuto la custodia cautelare in carcere una misura necessaria e proporzionata, alla luce del rischio concreto di reiterazione del reato e della “smodata violenza” emersa dai fatti ricostruiti. È stato invece escluso il pericolo di fuga: il GIP ha rigettato la convalida del fermo, ritenendo assenti elementi concreti che giustificassero tale ipotesi.

L’intera vicenda ha profondamente scosso la comunità triestina. Via delle Beccherie è una strada tranquilla nel cuore del centro storico, abitata in larga parte da persone anziane. La morte violenta di Isabella Tregnaghi ha sollevato timori e riflessioni sulla sicurezza degli anziani soli, spesso fragili e affidati a reti familiari o assistenziali. Le immagini – secondo quanto trapelato – mostrerebbero la donna accasciarsi in bagno dopo una brutale aggressione: un’immagine destinata a lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo.

La Procura sta proseguendo con ulteriori accertamenti anche sul piano psicologico, non escludendo approfondimenti sulle condizioni mentali della sospettata. Erika Podmenich resterà in carcere almeno fino al 30 marzo 2026, termine attualmente fissato per la misura cautelare, salvo evoluzioni nell’iter del procedimento giudiziario.

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