Maurizio Bucci smonta idea delle rive chiuse: “impossibile”, su ex-Silos indica strada alternativa (VIDEO)
Nella diretta serale di Trieste Cafe, mentre il confronto sul turismo e sulle crociere scorreva tra numeri, prospettive e scenari futuri, è arrivato uno dei passaggi più concreti e “da città vissuta”: la discussione sul Silos, sul tema dei parcheggi, e soprattutto sull’idea, ricorrente e spesso divisiva, di chiudere le rive al traffico. È qui che Maurizio Bucci, chiamato a ragionare su ipotesi e scelte possibili, ha messo subito un paletto netto, senza cercare scorciatoie lessicali o formule accomodanti.
Una frase che taglia corto: “chiudere le rive è praticamente impossibile”
Bucci non ha girato attorno al nodo principale e lo ha detto con chiarezza: “Chiudere le rive credo sia praticamente impossibile”. Nel suo ragionamento, l’idea non è semplicemente difficile: è problematica proprio sul piano della funzionalità urbana, perché si intreccia con la necessità di garantire attraversamenti e collegamenti tra parti diverse della città. Se si blocca un’arteria di quel tipo, la domanda diventa immediata e pratica: come si consente lo spostamento dall’altra parte? In quel punto Bucci rende evidente che, al di là degli slogan, la città deve restare attraversabile.
Da qui, la sua distinzione: se si vuole parlare di limitazioni al traffico, per Bucci la strada è un’altra e deve essere più chirurgica. Lo dice chiaramente quando sposta il focus sul centro “vero”: “La chiusura totale del centro… va fatta, ma va fatta nel centro centro, le rive non possono essere toccate”. Non un no alla trasformazione urbana in assoluto, quindi, ma un no a una semplificazione che rischia di diventare ingestibile.
Parcheggio di interscambio: “ha sempre funzionato molto poco”
Dentro lo stesso quadro entra il tema del parcheggio di interscambio, spesso evocato come soluzione per alleggerire il centro. Bucci, però, lo ridimensiona: “Il parcheggio di interscambio ha sempre funzionato molto poco”. È un’osservazione che non si limita a un’opinione generica: nel suo discorso emerge l’idea che, in città, certe soluzioni sulla carta possono sembrare perfette, ma poi si scontrano con abitudini, distanze percepite, sicurezza, e con la voglia delle persone di non “allungarsi” troppo.
E proprio parlando del Silos, Bucci tocca un punto delicato: non basta creare posti auto o spazi, se poi l’area non è percepita come comoda o sicura. In diretta lo dice senza giri: “La zona del Silos… non è una zona molto appetibile… anche per ragioni di sicurezza”. È un passaggio che spiega perché, spesso, le persone non si spingono oltre una certa soglia anche quando “razionalmente” potrebbero farlo.
Silos: più area ludica che parcheggio, perché “non disturba la città”
Arrivati qui, Bucci compie il salto più interessante: invece di inchiodare il tema alle auto, lo sposta su ciò che quella zona può diventare. Nel confronto con l’idea di trasformarla in un “polo” di sosta e smistamento, Bucci si mostra più convinto da un’altra visione: il Silos come spazio ludico e per manifestazioni. E non lo dice in astratto. Richiama l’esperienza recente citata in trasmissione, sottolineando che ha mostrato una cosa precisa: lì si possono fare eventi perché non si crea lo stesso impatto sul resto della città. Lo sintetizza così: l’area, per eventi e manifestazioni, può funzionare “anche perché non disturba la città”.
Inoltre, ragionando in modo pragmatico, Bucci evidenzia che proprio lì esistono spazi utili anche per la logistica: se fai un evento, serve comunque la possibilità di arrivare e di parcheggiare. E quel contesto può reggere un’affluenza, proprio perché è più “largo” e meno incastrato nel tessuto urbano del centro storico.
La proposta che spiazza: “a Trieste manca una grande, bella balera”
Quando la discussione sembra rimanere nel solco classico “parcheggi sì, parcheggi no”, Bucci cambia marcia e rilancia con una proposta che, detta in diretta, suona come un’idea concreta e insieme simbolica: “Quello che manca a Trieste è una grande, bella balera”.
Non una balera intesa come nostalgia, ma come contenitore urbano trasformabile, capace di funzionare in modi diversi a seconda del giorno e del pubblico. Bucci descrive proprio una struttura che cambia pelle: pomeriggi per anziani, fasce dedicate a bambini e adolescenti, serate diverse per target diversi, fino a momenti “anni ’70, anni ’80” per chi cerca un intrattenimento meno estremo. Il senso del ragionamento è chiaro: Trieste, secondo lui, non ha un punto stabile di ritrovo ampio, modulabile, in grado di assorbire domanda di socialità senza generare per forza conflitti con il vicinato o limiti logistici.
E quel riferimento al Silos non è casuale: Bucci lo collega a ciò che la città, a suo giudizio, non ha ancora costruito davvero: un luogo che sia di tutti, ma organizzato, gestibile e pensato come infrastruttura della vita cittadina.
Auto ovunque? Bucci parla di “falso problema” e difende il trasporto pubblico
Nel cuore del suo ragionamento emerge anche un altro punto: la questione parcheggi, per Bucci, rischia di essere sovradimensionata. Lo dice chiaramente: “I problemi del parcheggio sono un falso problema”. Non perché non esista la difficoltà concreta di trovare posto, ma perché la città, secondo lui, possiede già strumenti validi per ridurre la dipendenza dall’auto privata.
In diretta, Bucci elogia in modo netto il sistema di trasporto pubblico: “Noi abbiamo un trasporto pubblico eccezionale, forse tra i migliori d’Italia, siamo serviti in ogni dove”. E aggiunge anche un elemento di servizio che cita come ulteriore segnale: “Adesso c’è anche il servizio a chiamata notturno”. Il ragionamento qui è lineare: se l’offerta c’è, bisogna accettare un principio di trasformazione delle abitudini, perché nessuna città può permettere l’illusione di arrivare in auto esattamente davanti a ogni destinazione.
Bucci lo mette giù in modo diretto: “A tutti fa comodo arrivare con la macchina, ma poi alla fine non c’è lo spazio fisico in nessuna città di poterla mettere la macchina dove vuoi arrivare”. Una frase che, detta in questo modo, sposta la questione dal “diritto percepito” alla realtà geometrica delle città.
Un esempio concreto: Foro Ulpiano e la distanza reale dal centro
Per rendere il discorso ancora più pratico, Bucci porta un esempio che non è teorico: parla del Foro Ulpiano, indicandolo come area spesso disponibile, e rimarcando la distanza reale da Piazza Unità. “Il foro Ulpiano è sempre a disposizione, non è mai pieno”, afferma, e aggiunge il dettaglio essenziale: “Stiamo parlando di 10 minuti a piedi in piazza Unità”.
È un passaggio che serve a dimostrare il punto centrale del suo discorso: molte “crisi del parcheggio” nascono da un’idea di prossimità assoluta, mentre la soluzione spesso esiste già, ma richiede una piccola quota di adattamento.
Il filo che lega tutto: meno slogan, più scelte realistiche
Mettendo insieme tutti i pezzi, l’intervento di Bucci sul Silos e sulla mobilità urbana si muove su un binario preciso: evitare promesse facili e ragionare su ciò che è davvero sostenibile. Per lui, chiudere le rive è un obiettivo che non regge la prova dell’operatività; il Silos, invece, può essere ripensato con maggiore coraggio come spazio di eventi e intrattenimento, e magari come contenitore stabile per quella socialità organizzata che Trieste, nel suo racconto, non ha ancora saputo costruire in modo strutturale.
E soprattutto, nella visione che Bucci restituisce in diretta, il tema non è solo “dove mettere le auto”, ma come far muovere la città, come gestire abitudini, e come sfruttare servizi già esistenti senza trasformare ogni discussione in un referendum permanente tra chi vuole tutto aperto e chi vuole tutto chiuso.
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