A Trieste basta dire chifeletti: cosa sono, perché si chiamano così e perché non si mettono in dubbio

A Trieste basta dire chifeletti: cosa sono, perché si chiamano così e perché non si mettono in dubbio

A Trieste la parola chifelleti non è generica. Non indica un biscotto qualsiasi e non ammette interpretazioni creative. Quando si parla di chifelleti, si parla di chifelleti di patate, punto. Tutto il resto è un’altra cosa.

È una di quelle preparazioni che non hanno bisogno di presentazioni, perché fanno parte della cucina di casa, quella che si impara guardando e rifacendo, più che leggendo.

Cosa sono davvero i chifelleti di patate

I chifelleti alla triestina sono dolci fritti di patate, dalla forma irregolare, spesso ad anello o leggermente schiacciata. Non sono lievitati, non sono soffici come una brioche, non sono biscotti secchi. Sono una via di mezzo, riconoscibile al primo morso.

L’interno resta morbido, compatto, mentre l’esterno prende colore in frittura. Una volta pronti, vengono semplicemente passati nello zucchero. Niente ripieni, niente decorazioni.

Perché sono fatti con le patate

L’uso delle patate non è una scelta moderna né una variazione. È parte della ricetta tradizionale. Le patate rendono l’impasto più morbido, più umido, e permettono di ottenere quella consistenza particolare che distingue i chifelleti da altri dolci fritti.

È una soluzione semplice, nata in cucina, che nel tempo è diventata una certezza. A Trieste i chifelleti senza patate non sono chifelleti.

Come si fanno i chifelleti di patate alla triestina

La preparazione parte dalle patate lesse, schiacciate quando sono ancora calde. A queste si aggiungono farina, uova e un po’ di zucchero. L’impasto deve risultare morbido ma lavorabile, senza essere appiccicoso.

Non serve lievito. Non serve attendere. Una volta pronto, l’impasto viene diviso e modellato a mano, dando ai chifelleti la loro forma caratteristica, mai perfetta e mai uguale.

La frittura è il passaggio decisivo. L’olio deve essere caldo ma non aggressivo. I chifelleti vengono immersi e girati con attenzione finché non prendono un colore dorato uniforme. Poi si scolano e, ancora caldi, si passano nello zucchero.

Una ricetta che non ammette discussioni

A differenza di altri dolci, sui chifelleti di patate a Trieste non si discute molto. Non perché non esistano piccole differenze tra una casa e l’altra, ma perché l’impianto resta sempre lo stesso.

Patate, frittura, zucchero. Tutto il resto è superfluo. Non vanno alleggeriti, non vanno trasformati, non vanno reinterpretati.

Il loro posto nella tradizione

I chifelleti di patate non sono legati a una sola festa, ma compaiono spesso nei periodi freddi e nelle occasioni informali. Sono un dolce da fare in casa, da mangiare appena pronti, da condividere.

Non si conservano a lungo e non nascono per durare. Nascono per essere mangiati subito, quando sono ancora tiepidi.

Perché a Trieste non si mettono in discussione

A Trieste non si discutono perché funzionano così come sono sempre stati. Sono una ricetta essenziale, senza fronzoli, che non ha mai avuto bisogno di essere migliorata.

E come molte cose triestine, quando una cosa funziona, si lascia stare.