Infrastrutture e industria bellica: il M5S analizza i rischi per il Fvg

Infrastrutture e industria bellica: il M5S analizza i rischi per il Fvg

"È di imprescindibile importanza fare piena chiarezza sulle conseguenze delle delicate decisioni legate alla cosiddetta manovra di guerra. Il perseverante silenzio in proposito del presidente Fedriga, purtroppo, è davvero grave: non rappresenta e non chiarisce quale sia il ruolo della nostra regione nel contesto europeo, né tantomeno informa adeguatamente i cittadini sugli effetti che queste scelte possono avere sul loro futuro". Lo evidenziano, affidando il loro pensiero a una nota stampa condivisa, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) e il capogruppo pentastellato al Senato, Stefano Patuanelli, dopo aver partecipato al convegno "La manovra di guerra - Come tolgono i soldi agli italiani per spenderli in armi", organizzato dallo stesso M5S ieri negli spazi del Teatro dei Fabbri a Trieste. 
"Le considerazioni emerse nel corso dell'evento - aggiungono Capozzi e Patuanelli - inducono a un'ulteriore riflessione che parte dalla consapevolezza che la cosiddetta manovra di guerra è tutt'altro che astratta: al contrario, incide su aspetti fondamentali delle nostre vite e avrà ricadute rilevanti sui territori". Oltre a Capozzi e Patuanelli, l'appuntamento (moderato dalla coordinatrice regionale del M5S, Elena Danielis) ha coinvolto anche l'eurodeputato Gaetano Pedullà, il capogruppo nella Commissione Esteri della Camera, Francesco Silvestri, il capogruppo alla Camera, Riccardo Ricciardi, e la consigliera comunale nel capoluogo giuliano, Alessandra Richetti. "Quando si parla di piani di riarmo, infatti, non ci si riferisce esclusivamente all'aumento della spesa militare, ma anche e soprattutto - precisano ancora i due rappresentanti del M5S - a una crescente integrazione tra infrastrutture civili e industriali con l'industria bellica". "Nella nostra regione - conclude la nota stampa - insistono siti particolarmente sensibili, come la base militare di Aviano. Pensare che scelte di questo tipo non producano conseguenze concrete, significa mistificare la realtà. In un contesto di tensioni internazionali, quindi, il nostro territorio risulta inevitabilmente più vulnerabile ed esposto a rischi. E di ciò non si può non tenere conto".
ACON/COM/sm