Siulp: "Ticket da 10 euro a Muggia, misura spot che rischia di colpire chi non crea problemi' (VIDEO)
Francesco Marino, rappresentante del Siulp, ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe dedicata al tema della sicurezza intervenendo sul dibattito più discusso degli ultimi giorni: il ticket da 10 euro per l’accesso al Carnevale di Muggia, presentato come strumento per contenere disordini e tensioni. Un tema che, nel suo intervento, viene affrontato non come slogan ma come cartina di tornasole di un metodo.
Una misura che fa rumore, ma solleva più domande che certezze
Nel suo ragionamento, Marino chiarisce subito un punto: il problema non è discutere se il ticket sia legittimo o meno, ma capire che tipo di risposta rappresenta. Secondo quanto espresso in diretta, il rischio è che si tratti dell’ennesima misura “spot”, cioè di un intervento pensato per produrre un effetto immediato sul piano comunicativo, senza però incidere sulle dinamiche profonde che generano insicurezza.
Marino inserisce il ticket in una linea di continuità con altri provvedimenti già visti: strumenti annunciati come risolutivi, che però non vengono accompagnati da una strategia strutturata e duratura. Il risultato, nella sua lettura, è una politica della sicurezza che rincorre l’emergenza, invece di governarla.
Dieci euro come filtro: una soglia che non seleziona davvero
Uno dei passaggi più netti del suo intervento riguarda l’efficacia reale del ticket. Marino mette in discussione la capacità di una cifra così contenuta di funzionare come filtro. Se l’obiettivo dichiarato è selezionare e scoraggiare chi arriva con intenzioni violente o di disturbo, allora la soglia economica diventa un punto cruciale.
Nel suo ragionamento emerge una considerazione semplice ma incisiva: dieci euro sono alla portata di chiunque, anche di chi non ha particolari disponibilità. Questo significa che la misura rischia di non incidere minimamente su chi è determinato a creare problemi, mentre può avere un effetto ben più pesante su chi partecipa per vivere una festa in modo tranquillo.
Il rischio della selezione al contrario
Ed è proprio qui che Marino individua uno dei pericoli maggiori: la selezione al contrario. Se una famiglia composta da quattro o cinque persone si trova a dover sostenere un costo complessivo elevato, potrebbe scegliere di rinunciare. Al contrario, gruppi problematici, foraggiati o semplicemente determinati, potrebbero non farsi alcun problema a pagare.
In questo scenario, la piazza rischia di perdere quella componente di normalità che spesso rappresenta il miglior antidoto al degrado: famiglie, cittadini comuni, presenza diffusa e variegata. Marino non parla di teoria, ma di un effetto concreto che potrebbe trasformare una misura nata per “proteggere” in un fattore di ulteriore squilibrio.
Misure spot e assenza di progettualità
Il ticket, nel discorso di Marino, diventa così il simbolo di un approccio più ampio che lui critica apertamente: quello delle soluzioni temporanee, legate all’evento del momento. Prima le zone rosse, ora il ticket. Domani, probabilmente, un altro strumento ancora. Ma senza una progettualità di fondo, queste iniziative rischiano di essere percepite come tappabuchi, non come risposte.
Marino sottolinea che la sicurezza richiede continuità, presenza sul territorio, coordinamento tra istituzioni. Un ticket applicato per pochi giorni non può sostituire un lavoro strutturale, né tantomeno compensare carenze di organico o di presidio.
Il messaggio che arriva ai cittadini
Un altro elemento centrale del suo intervento riguarda il messaggio che questo tipo di misura trasmette. Se la risposta all’insicurezza diventa un balzello economico, il cittadino può sentirsi doppiamente penalizzato: prima dalla paura, poi dal costo per poter partecipare a un evento pubblico.
Secondo Marino, il rischio è che si alimenti una percezione di distanza tra istituzioni e cittadini, soprattutto tra chi già vive con difficoltà il tema della sicurezza. Invece di rassicurare, la misura potrebbe aumentare il senso di frustrazione.
Una questione di metodo, prima ancora che di ticket
Nel suo intervento, Marino non propone soluzioni alternative né entra nel dettaglio tecnico di come dovrebbe essere gestito il Carnevale. Il suo obiettivo è un altro: mettere in guardia da un metodo che, a suo giudizio, si sta consolidando. Un metodo fatto di annunci, misure simboliche e risposte parziali.
La sicurezza, nella sua visione, non può essere affidata a provvedimenti episodici. Richiede scelte strutturali, investimenti, priorità chiare. Altrimenti, ogni nuova misura rischia di diventare solo un segnale senza sostanza, buono per il titolo del giorno ma incapace di cambiare la realtà.
Il nodo resta aperto
Il ticket da 10 euro, così come discusso in diretta, non chiude il problema. Anzi, lo espone. Per Marino, la vera domanda resta irrisolta: stiamo affrontando le cause dell’insicurezza o ci stiamo limitando a gestirne gli effetti più visibili? Finché questa risposta non arriverà, ogni nuova misura rischia di essere percepita come temporanea, e quindi fragile.
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