“Tutto in presa diretta”: al Mercato Coperto nasce la live session che trasforma Trieste in scenografia sonora
Nel cuore pulsante della città prende forma un incontro raro tra spazio, suono e visione. Dumba Dischi presenta la live session de Il mercato degli abbagli, episodio visivo e musicale estratto dall’album Acqua Distillata canta Ribaltavapori - Volume Uno + Due. La scelta della location non è un semplice sfondo, ma una dichiarazione poetica: le riprese sono state realizzate all’interno del Mercato Coperto di Trieste, durante il suo orario di apertura, grazie alla concessione del Comune di Trieste e della direzione dell’ufficio mercati.
Architettura, identità e acustica naturale
La live session prende vita nell’atrio sottostante la celebre rampa elicoidale progettata nel 1935 dall’architetto Camillo Iona, uno dei segni più riconoscibili dello stile razionalista cittadino. Qui la musica non viene semplicemente registrata, ma respirata: il riverbero naturale dello spazio diventa parte integrante dell’arrangiamento. Il risultato è un’esperienza sonora priva di artifici, girata interamente in presa diretta, senza alcuna sovraincisione audio. Anche la regia segue la stessa filosofia: un piano sequenza continuo che restituisce autenticità, tensione e presenza.
Un’estetica radicale: niente filtri, niente trucchi
In un’epoca dominata da post-produzioni invasive, correzioni chirurgiche e perfezioni digitali, la scelta di lavorare senza sovrastrutture assume il valore di un gesto culturale. L’audio non è levigato, ma vivo. L’immagine non è frammentata, ma coerente. L’effetto finale è quello di una performance che accade davanti allo spettatore, senza schermi protettivi. Una restituzione di verità che trasforma il video in documento emotivo.
Il brano: rabbia, disincanto e una luce privata
“Il mercato degli abbagli” si presenta come un flusso di coscienza che riversa tensioni e contraddizioni. Al centro, una critica frontale a un’industria musicale spesso percepita come costruita su pose e rituali svuotati di autenticità. Nei versi emergono immagini simboliche, evocazioni di un presente attraversato da nuove forme di ipocrisia, dove persino i segni dell’etica rischiano di diventare superficie. Eppure, nel cuore del brano, si apre uno spazio inatteso: l’amore come ancora, rifugio e possibilità di resistenza.
Un progetto che rifiuta il rumore del tempo
“Acqua Distillata canta Ribaltavapori” nasce da un’esigenza dichiarata: sottrarsi al frastuono incessante del presente. Il progetto fonde cantautorato e scrittura sinfonica, attraversando temi di stringente attualità come inquinamento, spreco e surriscaldamento globale. Non semplice raccolta di canzoni, ma concept che invita alla riflessione, dove la delicatezza della forma incontra la profondità del contenuto.
Due anime creative, un unico respiro artistico
Ribaltavapori, nome d’arte di Antonio Uras, porta nella scrittura una duplice eredità culturale e una sensibilità capace di intrecciare paesaggi interiori e geografie di confine. Acqua Distillata si muove invece su coordinate più intime e minimali, costruendo melodie sospese, quasi sussurrate, dove la quotidianità diventa materia poetica. L’incontro tra queste due traiettorie genera un linguaggio ibrido, stratificato, riconoscibile.
Trieste come crocevia narrativo
La città non appare solo come luogo fisico, ma come presenza narrativa. Il Mercato Coperto, con la sua storia e la sua acustica, diventa metafora perfetta: un contenitore di voci, scambi, transiti e risonanze. La live session si inserisce così in una dimensione più ampia, dove musica e spazio urbano dialogano fino a fondersi.
Uno sguardo che supera il formato videoclip
Questa operazione non si limita alla promozione di un brano. Costruisce un racconto che intreccia estetica, architettura, identità e suono. Un lavoro che restituisce alla live session una dignità artistica autonoma, capace di esistere oltre la logica del prodotto.