SIULP, polizia: “Divisa sempre meno attrattiva, stipendi bassi e giovani che scelgono altro”
Francesco Marino, rappresentante del SIULP, ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe dedicata all’emergenza sicurezza soffermandosi su un tema meno rumoroso della cronaca nera, ma decisivo per capire perché la città fatichi a sentirsi protetta: la crisi di attrattività del mestiere di poliziotto, tra stipendi bassi, difficoltà logistiche e giovani sempre più lontani dalla divisa.
Una professione che non attrae più come un tempo
Nel suo intervento, Marino ha spiegato che oggi esiste un calo evidente dell’appeal della professione di poliziotto. Non si tratta soltanto di una questione numerica, ma di un cambiamento culturale profondo. I giovani, più informati e con percorsi di studio diversi rispetto al passato, cercano modalità di realizzazione personale che difficilmente coincidono con un lavoro percepito come sacrificante, rischioso e poco gratificante sul piano economico.
Marino chiarisce che non è corretto parlare semplicemente di “mancanza di vocazione”. La vocazione, in parte, esiste ancora. Ma non basta più a compensare una serie di ostacoli concreti che rendono questa scelta sempre meno sostenibile nel lungo periodo.
Il nodo dello stipendio a inizio carriera
Uno dei punti centrali toccati in diretta riguarda lo stipendio, soprattutto nei primi anni di servizio. Marino ha sottolineato come un giovane poliziotto, spesso assegnato a centinaia o migliaia di chilometri da casa, si trovi a dover affrontare costi della vita elevatissimi, in particolare nelle grandi città.
Affitti, spese quotidiane, trasporti: tutto pesa su una retribuzione che, secondo quanto emerso, non consente nemmeno di arrivare serenamente a fine mese. In contesti come Milano, ha spiegato Marino, lo stipendio iniziale può non bastare nemmeno per sostenere un affitto dignitoso. Questo crea frustrazione e rende la professione poco competitiva rispetto ad altre opportunità lavorative.
Lontani da casa, senza certezze
Alla questione economica si aggiunge quella logistica e personale. Essere assegnati lontano dalla propria città o dalla propria regione comporta un sacrificio importante sul piano affettivo e sociale. Marino ha evidenziato come questo elemento, unito alla precarietà economica, incida fortemente sulle scelte dei giovani.
La divisa, in questo scenario, non appare più come un punto di arrivo stabile, ma come un percorso incerto, fatto di rinunce e difficoltà che molti non sono più disposti ad accettare.
Il confronto con la vigilanza privata
Nel suo intervento, Marino ha anche fatto un confronto con il settore della vigilanza privata, sottolineando come lì la crisi sia ancora più accentuata. Tuttavia, ha precisato che anche nella Polizia di Stato il problema esiste e non può essere ignorato. Se nella vigilanza privata stipendi e tutele sono ancora più fragili, nella polizia il tema resta comunque serio e strutturale.
La differenza, ha spiegato, è che nella Polizia di Stato il calo di attrattività non è dovuto solo alla paura o al rischio, ma a un sistema che fatica a rendere sostenibile la professione nel tempo.
Concorsi sì, ma il sistema non regge
Marino ha voluto chiarire un aspetto spesso travisato nel dibattito pubblico: i concorsi vengono fatti. Il problema non è l’assenza di selezioni, ma la capacità del sistema di assorbire, formare e immettere un numero sufficiente di nuovi agenti sul territorio.
La chiusura di molte scuole di formazione durante gli anni della spending review ha creato quello che Marino definisce un “imbuto”. Entrano meno persone di quante escono per pensionamenti ed equiescenze. Il saldo resta negativo, e questo deficit si riflette direttamente sul controllo del territorio.
La ricaduta sulla sicurezza della città
Secondo Marino, la crisi di attrattività del mestiere non è un problema interno alle forze dell’ordine, ma una questione che riguarda l’intera comunità. Meno agenti significa meno presenza, meno presidio, meno capacità di prevenzione. In una città già sotto pressione per episodi violenti e per una percezione di insicurezza crescente, questo fattore diventa decisivo.
Il rischio è che si continui a discutere di emergenza senza affrontare la radice del problema: chi garantirà la sicurezza nei prossimi anni, se sempre meno giovani scelgono di indossare la divisa?
Un allarme che guarda al futuro
Il messaggio finale dell’intervento di Marino è chiaro e privo di toni allarmistici, ma non per questo meno preoccupante. Senza un intervento serio su stipendi, condizioni di lavoro e sostenibilità della professione, la crisi di attrattività è destinata a peggiorare. E con essa, il rischio è di lasciare il territorio sempre più scoperto.
Per Marino, parlare di sicurezza oggi significa anche avere il coraggio di parlare di lavoro, dignità e futuro. Perché senza persone motivate e messe nelle condizioni di lavorare, nessuna strategia di sicurezza può davvero funzionare.
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