SIULP FVG: "E la legge 121 del 1° aprile 1981 che fine farà?"

SIULP FVG: "E la legge 121 del 1° aprile 1981 che fine farà?"

Di seguito il comunicato stampa di SIULP FVG:

"Il ruolo della Polizia Locale resta centrale. Svolge attività che spaziano dalla polizia stradale alla polizia giudiziaria, dal controllo del territorio alla prevenzione del degrado urbano, fino alla tutela dell’ambiente, del commercio, della vivibilità della città. .... Per questo non è più rinviabile un intervento di revisione complessiva dell’ordinamento ... che mira a garantire chiarezza di funzioni, certezza giuridica e coerenza sistematica a un settore fondamentale per la sicurezza e per la tutela della vita quotidiana delle comunità. “Matteo Piantedosi – Ministro dell'interno”.
Queste parole colpiscono tutti gli operatori della Polizia di Stato che, in onore ed ossequio della Legge n. 121 del 1981 lavorano instancabilmente (oramai è drammaticamente così) ogni giorno sulle strade, negli uffici, in cielo, in acqua, sulle montagne..., coesi ed efficaci nonostante tutto, per rispettare il giuramento fatto a sè stessi ed allo Stato.
L'evoluzione storica del concetto di Sicurezza Pubblica ha comportato nuove definizioni e nuovi impegni che si sono evoluti pari passo con il modificarsi della società civile. 
Tempo fa esisteva la Sicurezza, la Pubblica Sicurezza; oggi esistono anche la Sicurezza Urbana, la Sicurezza Integrata e la Sicurezza Partecipata. 
Con D.L. 20 febbraio 2017, n. 14 – Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città." si è definito il fine di questi nuovi concetti che è per tutti gli enti od istituti coinvolti quello "di concorrere, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze e responsabilità, alla promozione e all'attuazione di un sistema unitario e integrato di sicurezza per il benessere delle comunità territoriali".
Perché turbano quindi le parole del Ministro Piantedosi?
Forse perché, sono pronunciate dall'Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza che tutti noi Poliziotti abbiamo studiato ad Ordinamento e Regolamento e l'abbiamo intesa come una sorta di garante dell'organizzazione, degli impegni assunti e della professionalità connaturata alla Polizia di Stato. 
Forse perché temiamo che, elogiando una struttura diversa dalla nostra, cui riconosciamo meriti e compiti ma anche peculiarità e differenze sostanziali, si navighi nella direzione di creare una nuova forza di polizia, sovrapponibile alle altre già in campo ma più ricca e più vicina alle politiche locali che ne spingono il potenziamento.
Sovrapponibile perché da tempo si occupa di materie già ad appannaggio delle altre Forze dell'Ordine.
Più ricca perché da altrettanto tempo la ritroviamo dotata di mezzi alle volte più efficienti dei nostri.
Controcorrente, aggiungerei, poiché l'Europa chiede razionalizzazione di risorse e di spesa pubblica e non previsioni, di fatto, opposte.
Lungimirante sarebbe la posizione di chi si impegna con i fatti a rinforzare chi già c'è, che ha compiti storici ben definiti e professionalità da vendere. 
Sono gli stessi che, a differenza della Polizia Locale, sono in servizio h24, che non possono scioperare, che se fanno un concorso non è mai locale, ma accettano di buon grado di andare ovunque e stare lontani da casa per un bel pò, che si "fregiano" di reati propri attribuibili solo a loro, che hanno tante specificità e pochi colleghi con cui condividerle! 
Sono quei colleghi per cui il Siulp si batte da sempre, quelli a cui servono auto, strumenti più evoluti per lavorare, divise confortevoli, sedi ed arredi che rispettino la L. 81/08, ma anche turni decenti, tempo completamente libero da dedicare alla famiglia ed alla vita privata, un numero congruo di colleghi in ogni grado della nostra gerarchia e, soprattutto, assoluto rispetto per la loro professionalità in tutti i settori che li coinvolgono.
Bene parlare in favore della Polizia Locale che è preziosa per noi in tutte quelle attività che sono di loro specifica competenza (polizia amministrativa, polizia stradale ad esempio) e che, facendo quello, permettono a noi di lavorare meglio sul "resto" (tanto "resto") che ci compete. 
Ma meglio sarebbe FARE per noi quello che si chiede da anni: aiutarci a lavorare bene e con serenità. 
E, magari, se ci sono risorse utilizzarle per assumere personale civile che ci sgravi da compiti burocratici che ci allontanano dal fare Polizia. A onor del vero, la Regione Friuli Venezia Giulia ha già messo in atto, in parte, ciò che il Ministro intende.
La Legge Regionale 8 aprile 2021, n. 5 ha definito gli indirizzi generali dell'organizzazione e dello svolgimento della polizia locale dei Comuni attribuendole sia compiti sovrapponibili a quelli del nostro art, 24 della L. 121/81 sia altri, più specifici.
Ne ha fissato, altresì, ambito territoriale di riferimento, principi costitutivi, dipendenze e gerarchia, regolamenti, armamento e strumenti di autotutela (ogni anno si prevede un programma di stanziamento fondi per adeguamento tecnologie, parco auto ed altro); ha creato la Scuola per la Polizia Locale del Friuli Venezia Giulia e ne ha istituito la "Giornata" dedicata.
La Regione Friuli Venezia Giulia pare sia arrivata prima del Ministro Piantedosi.
E ci avvilisce constatare come che la nostra Regione punti anche su organizzazioni di volontariato (cd. Volontari per la Sicurezza), sulla cittadinanza attiva e sul controllo di vicinato "come strumenti finalizzati al miglioramento del senso civico... dell'attività di prevenzione delle criticità territoriali". 
La sicurezza "delegata" non è sicurezza; è uno specchietto per le allodole dare in pasto il controllo del Territorio Locale ai cittadini, alle associazioni, alle strutture private (quelle con "manganello" di Cervignano del Friuli!)! 
Può essere d'intralcio, può creare situazioni di concreto pericolo per le "sentinelle" (perché tali verranno percepiti i volontari da chi si sente controllato), in alcune realtà può addirittura portare a sacche di ingovernabilità di alcuni piccoli quartieri. 
Insomma, la deriva verso l'individuazione ed il rafforzamento di altre forze di polizia o le ricerca di collaborazione nella gestione della sicurezza da parte della popolazione non può che preoccupare questa organizzazione sindacale, compatta nelle nostre quattro province nel rimarcare inquietudine e disappunto. 
Da un lato perché la richiesta da parte della gente di volersi fare parte attiva è lodevole ma dimostra che non bastiamo noi e gli altri professionisti (militari compresi) a farla sentire al sicuro, dall'altra perché crediamo vi sia una miopia ai vertici che non consente di dare il giusto peso alle richieste sindacali tutte fin ora espresse, considerandole strumenti concreti e risolutivi del disagio palpabile sia fra i cittadini sia fra i poliziotti di tutta Italia piuttosto che mere doglianze di settore. "