QR code, Carnevale Muggia, Mauro Manni: “Meglio provare che restare fermi”, verso nuova fase (VIDEO)

QR code, Carnevale Muggia, Mauro Manni: “Meglio provare che restare fermi”, verso nuova fase (VIDEO)

Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe, Mauro Manni è intervenuto nel dibattito sul QR code introdotto per l’accesso alle serate del carnevale di Muggia, definendo la misura come “un primo tentativo” e invitando a leggerla non come una soluzione definitiva, ma come un’azione di prevenzione rispetto alle criticità emerse negli ultimi anni.

Il QR code introdotto al carnevale di Muggia viene definito da Mauro Manni, in diretta, come “un primo tentativo”. È da questa espressione che prende forma il suo intervento, costruito non su certezze assolute ma su un approccio pragmatico: di fronte a un problema complesso come la gestione della sicurezza durante grandi eventi, restare immobili non è un’opzione.

L’idea di fondo: non una soluzione magica, ma un cambiamento
Manni chiarisce subito il perimetro del suo ragionamento. Non presenta il QR code come la soluzione definitiva a tutti i problemi, né come uno strumento in grado di garantire automaticamente ordine e tranquillità. Lo definisce piuttosto un cambiamento, un tentativo concreto di intervenire su una situazione che negli anni ha mostrato criticità evidenti. In questa chiave, il valore della misura sta anche nel fatto stesso di provare qualcosa di diverso.

“È facile criticare, più difficile proporre”
Nel suo intervento, Manni sottolinea come il dibattito pubblico si concentri spesso sulla critica immediata, senza entrare nel merito delle alternative reali. Dice di aver ricevuto numerosi messaggi dopo essersi espresso pubblicamente sul tema, come se fosse lui il promotore diretto del QR code. Questo passaggio gli serve per chiarire la sua posizione: non difende a prescindere la misura, ma difende il principio di affrontare i problemi con strumenti concreti e non solo con prese di posizione.

Il confronto con chi vive il carnevale sul campo
Manni racconta di essersi informato parlando con muggesani e addetti alla sicurezza, persone che il carnevale lo vivono direttamente, lavorando nei servizi e nei presidi. Da questi confronti emerge, secondo quanto riferito in diretta, una consapevolezza diffusa: la situazione non è semplice e richiede soluzioni che tengano conto di tempi, flussi e punti critici. È da qui che nasce la sua lettura del QR code come tentativo di prevenzione.

La prevenzione come chiave di lettura
Uno dei concetti centrali espressi da Manni è proprio questo: prevenzione. Non esiste, afferma, un sistema capace di azzerare ogni rischio. Tuttavia, intervenire prima che le situazioni degenerino è preferibile rispetto a dover gestire emergenze quando è ormai troppo tardi. In questo senso, il QR code non viene descritto come una barriera assoluta, ma come uno strumento che può aiutare a rendere più controllabili i flussi e le presenze.

I dubbi pratici: controlli, tempi e concentrazioni
Nel suo intervento, Manni non evita le criticità. Anzi, le porta esplicitamente nel dibattito. Parla dei controlli agli accessi, del tempo necessario per verificarli e del rischio che si creino concentrazioni di persone in attesa. È consapevole che proprio questi momenti possono diventare delicati, soprattutto se qualcuno arriva già alterato. Tuttavia, collega questo rischio a un altro fattore: il numero complessivo di persone presenti. Se le presenze sono contenute, anche le criticità diventano più gestibili.

La divisione delle aree e i punti sensibili
Manni richiama anche l’attenzione sulle zone tradizionalmente più problematiche, come quelle esterne al cuore della festa. Riferisce che, secondo quanto emerso dai confronti avuti, molte tensioni si sviluppano lontano dal centro dell’evento, in aree di transito e di attesa. Da qui la domanda che pone implicitamente: il sistema dei controlli sarà accompagnato da un presidio adeguato anche in questi punti?

Il tema economico e il contributo
Sul contributo richiesto per l’accesso, Manni mantiene una posizione equilibrata. Non lo individua come il nodo principale del problema e ricorda che in molti contesti di intrattenimento l’ingresso è a pagamento. Il punto, per lui, non è tanto la cifra, quanto la coerenza tra l’obiettivo dichiarato e gli strumenti utilizzati. Se la sicurezza viene indicata come priorità, allora tutte le scelte devono essere lette in questa prospettiva.

La domanda sulla responsabilità e sulle conseguenze
Nel finale del suo intervento, Manni apre una riflessione più ampia: chi crea disagi deve sapere che esistono conseguenze. Richiama l’idea che la certezza dei controlli e delle sanzioni possa avere un effetto deterrente, non per punire indiscriminatamente, ma per responsabilizzare chi partecipa alla festa. Anche questo viene inserito nel concetto di prevenzione, non di repressione.

“Vedremo se funzionerà”
Manni non nasconde che il QR code possa anche rivelarsi inefficace sotto alcuni aspetti. Lo dice apertamente: solo i fatti diranno se il tentativo avrà prodotto risultati. Ma ribadisce che l’alternativa, cioè non fare nulla, rischia di lasciare le criticità irrisolte. Da qui il suo auspicio finale: un carnevale più sereno, con meno notizie negative e più spazio al divertimento.

Un invito al dibattito costruttivo
La posizione di Mauro Manni si chiude con un invito chiaro: discutere, proporre, migliorare. Non trasformare ogni scelta in una contrapposizione sterile, ma utilizzare l’esperienza per correggere e raffinare ciò che non funziona. Il QR code, nel suo racconto, è questo: un primo tentativo, non un punto di arrivo.

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