Bucci mette in guardia: “Fondi del turismo occasione storica, ma Trieste rischia di sprecarla” (VIDEO)
Il turismo a Trieste non è più una questione di presenze, ma di scelte. Dietro i numeri in crescita, dietro le navi, gli eventi e gli alberghi pieni, si muove una partita molto più silenziosa e decisiva: come vengono gestite le risorse che il turismo genera e quale direzione viene data allo sviluppo della città. È su questo terreno, meno visibile ma determinante, che si è concentrato uno dei passaggi più densi della diretta di Trieste Cafe, dove il tema dei fondi, della riforma regionale e dei rischi legati alla loro gestione è emerso con forza, senza slogan e senza scorciatoie.
Ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Bucci, esperto di crociere ed ex assessore al turismo, entrando nel cuore di uno dei nodi più delicati del momento: la distinzione tra investimento e dispersione, tra programmazione e semplice gestione dell’ordinario, in una fase storica in cui Trieste dispone finalmente di risorse economiche significative ma deve dimostrare di saperle governare.
Nel suo intervento, Bucci non parla per astrazioni né per slogan. Il suo ragionamento parte da un confronto diretto tra passato e presente, tra un’epoca in cui il turismo triestino veniva gestito senza strumenti economici reali e l’attuale fase storica, in cui invece le risorse ci sono. Ed è proprio questo il punto critico: quando i soldi arrivano, aumenta la responsabilità di usarli bene.
Dal turismo senza portafoglio ai milioni della tassa di soggiorno
Bucci ricorda che durante i suoi mandati l’assessorato al turismo era, di fatto, privo di portafoglio. Nessuna leva economica strutturata, nessuna disponibilità reale su cui impostare strategie di medio-lungo periodo. Oggi, al contrario, la situazione è radicalmente cambiata: l’imposta di soggiorno produce cifre che arrivano a sfiorare i due milioni e mezzo di euro all’anno.
Un passaggio che potrebbe sembrare solo tecnico, ma che in realtà cambia completamente il peso politico e strategico delle decisioni. Per Bucci, avere risorse non è automaticamente un vantaggio se manca una visione condivisa su come utilizzarle.
La riforma regionale e il meccanismo 50 e 50
Il nodo centrale affrontato in diretta riguarda la riforma della legge regionale, che prevede una suddivisione delle risorse: 50% destinato a opere a servizio del turismo e 50% alla promozione. Una formula che, sulla carta, può apparire equilibrata, ma che secondo Bucci nasconde un rischio concreto.
Il pericolo non sta nella percentuale in sé, ma nell’interpretazione. Quando si parla di “opere”, avverte Bucci, il confine può diventare scivoloso. Il rischio è che quei fondi vengano utilizzati per rispondere a necessità di bilancio, coprire urgenze amministrative o sostenere spese che, pur legittime, non hanno un legame diretto con lo sviluppo turistico.
Il turismo come bancomat: un errore da evitare
Bucci lo dice con chiarezza: l’imposta di soggiorno non deve diventare un bancomat. Non deve essere una riserva a cui attingere quando mancano risorse altrove. È un’imposta di scopo, nata per il turismo e che al turismo deve tornare, in modo diretto, misurabile e strategico.
In diretta emerge una preoccupazione netta: se le risorse vengono disperse in mille rivoli, se vengono frammentate senza un coordinamento e senza un obiettivo chiaro, il risultato finale sarà nullo, nonostante i milioni spesi.
Il rischio della frammentazione e l’assenza di un progetto unico
Secondo Bucci, il problema non è solo economico, ma organizzativo. Senza un piano del turismo condiviso, ogni euro rischia di essere speso bene “da solo” ma male nel complesso. Opere scollegate, promozioni non coordinate, interventi che non dialogano tra loro.
Il turismo, ricorda, è un sistema. E un sistema funziona solo se tutte le parti vanno nella stessa direzione. In assenza di una cabina di regia o di un progetto unitario, anche la migliore intenzione può produrre effetti controproducenti.
Tra opere e promozione: il confine sottile
Bucci sottolinea come, nella pratica, sia facile confondere ciò che è realmente a servizio del turismo con ciò che lo è solo indirettamente. Una distinzione che diventa cruciale quando si maneggiano risorse vincolate.
Il suo messaggio è chiaro: ogni spesa deve essere valutata in funzione del ritorno turistico, non solo economico, ma anche di immagine, di organizzazione, di capacità attrattiva della città. Senza questo filtro, la riforma rischia di diventare un boomerang.
Il turismo non è eterno
Nel suo intervento, Bucci inserisce anche un avvertimento più ampio. Il turismo che oggi sembra solido non è garantito per sempre. I flussi cambiano, le rotte si spostano, le destinazioni competono tra loro. Se una città non investe in modo intelligente quando ha risorse, rischia di trovarsi impreparata quando i numeri iniziano a calare.
È per questo che, secondo Bucci, la fase attuale è decisiva. Trieste ha davanti a sé una finestra storica: usare i fondi per costruire una struttura solida o limitarsi a gestire l’ordinario, perdendo l’occasione di fare un salto di qualità.
La richiesta implicita: metodo, controllo e visione
Senza mai scivolare nella polemica, Bucci richiama la necessità di metodo. Ogni euro speso deve avere una logica, un obiettivo, una misurabilità. Solo così la riforma regionale e l’imposta di soggiorno possono diventare strumenti di sviluppo reale e non semplici voci di bilancio.
Il senso del suo intervento, in definitiva, è un invito alla responsabilità. Perché quando il turismo porta risorse, la cattiva gestione non è solo un errore amministrativo, ma un danno strutturale al futuro della città.
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