Sanità Fvg, Liguori: "Il rientro dei medici in pensione non risolve l'emergenza"
"Il richiamo in servizio dei medici di medicina generale già in pensione non può essere accolto con semplificazione o eccessivo entusiasmo. La scelta va inquadrata piuttosto come una misura non sufficiente proprio perché si inserisce all'interno di un contesto demografico ed epidemiologico regionale che necessita della medicina di iniziativa per mantenere in equilibrio le tante persone anziane, fragili o con malattie croniche". Lo dichiara, in una nota, la consigliera regionale Simona Liguori del Gruppo Patto per l'Autonomia-Civica Fvg richiamando il suo intervento nel corso dei lavori della III Commissione.
La rappresentante dei civici ha posto l'accento sulla platea dei professionisti coinvolti: "È fondamentale sapere quanti medici di medicina generale in pensione si stima rientreranno effettivamente in servizio, con quali strumenti contrattuali lavoreranno e con quali risorse". Il richiamo alla realtà della popolazione del Friuli Venezia Giulia è il fulcro del ragionamento di Liguori: "Viviamo in una regione dove il 27% della popolazione ha più di 65 anni. Di questi, oltre la metà soffre di una malattia cronica. Parliamo di almeno 116.000 anziani, di cui ben 70.000 convivono con più di due patologie croniche. In questo scenario - spiega la consigliera - il medico di famiglia deve essere messo in condizioni di potere intercettare, monitorare e gestire attivamente la cronicità per evitare che la fragilità si trasformi in dipendenza. La sua funzione è di essere parte integrante per elaborare e attuare insieme agli altri professionisti della salute, i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) ad esempio per le persone con demenza, scompenso di cuore, malattie degenerative, che se monitorate efficacemente possono rimanere in cura domiciliare".
In chiusura Liguori precisa che "accogliendo con grande rispetto le disponibilità dei medici di medicina generiche che dalla quiescenza rientreranno in servizio, non dimentichiamo che non è sostenibile per l'intero sistema sanità del Fvg che si continui a rincorrere l'emergenza senza affrontare le cause reali del malessere nelle organizzazioni sanitarie tra le quali condizioni di lavoro poco attrattive e carichi burocratici insostenibili".
ACON/COM/aa