Il ricordo di Umberto Bossi a cura di Paolo Polidori

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Il ricordo di Umberto Bossi a cura di Paolo Polidori

Il ricordo di Umberto Bossi a cura del segretario provinciale di Trieste Paolo Polidori:

"Correva l’anno 1983 quando, al mio primo anno di Economia, un amico mi parlò di questo sanguigno personaggio che parlava di federalismo, dell’importanza di tornare ad essere padroni a casa nostra, della fino ad allora mai emersa questione del Nord. 

Era Umberto Bossi, creatore della Lega Lombarda, simbolo della lotta autonomista  dei liberi Comuni lombardi e veneti contro l’impero centralista del Barbarossa, i cui presupposti e ideali si riversarono tali e quali nel contesto politico degli anni ‘80, alle soglie di quella Tangentopoli che poi spinse la Lega sempre più in alto nella lotta contro la partitocrazia.

E io rimasi folgorato all’istante: già mi interessavo da tempo di politica, ma la Martinella, il campanello del Carroccio, e quella voce roca ed arrembante del non ancora eletto Senatur, risvegliò in me quella passione che porto avanti ancora oggi, con gli stessi ideali di 40 anni fa.

Quell’amico mi regalò l’adesivo della Lega Lombarda, che appiccicai orgoglioso sulla carrozzeria della mia Dyane Citroën; di lì a un anno Bossi si federò con la Liga Veneta di Rocchetta, e con altri movimenti autonomisti, per dare così vita alla Lega Nord. 

Passò ancora qualche anno, e nel 1987 il Senatur venne eletto, appunto, al Senato, grazie al simbolo di appoggio prestato dalla Lista per Trieste, la cosiddetta cimice. Io entrai in Lega Nord Trieste nel settembre del 1991, e conobbi Bossi in occasione delle elezioni politiche del ‘92, con un comizio pazzesco che tenne in  una piazza Unità stracolma di gente, che durò due ore, un qualcosa di inconcepibile, oggi. La Lega, per la prima volta, si presentò a Trieste, ed ottenne un clamoroso 9,8%! Ero candidato anch’io, alla Camera, ma questa è un’altra storia.

Sta di fatto che da allora, con il Capo, dopo i comizi, si andava a cena, e ci si ritrovava a cantare, con Umberto a suonare la chitarra, e poi ancora a parlare di politica, fino ad ore impossibili. Poi lui partiva, altri comizi il giorno dopo, era una macchina inarrestabile, mosso da una passione sconfinata.

Nel frattempo la Lega Nord Trieste, piccola territorialmente, era assurta, con il consenso dello stesso Segretario Federale, a ruolo di Nazione, nel panorama delle Nazioni del Carroccio, dove le Nazioni erano di norma le Regioni, proprio in virtù del Trattato di Pace che assegnava a Trieste un ruolo di Porto Franco, come città detassata e defiscalizzata, nella “Repubblica del Nord”. Fu lui a mandarmi, via fax, la bozza di un manifesto, come tutti i manifesti che ideava di suo pugno, e che conservo ancora scolorito, con lo slogan “Trieste, mai più porto delle nebbie romane”.

Nel 1996 Bossi aderì al Comitato per la Liberazione della Città Franca di Trieste e del suo Porto, assieme all’ex ministro Pagliarini, con il quale bloccammo, sostenuti da vari parlamentari e consiglieri regionali, un’operazione di controllo della Guardia di Finanza all’interno del porto vecchio, con il presupposto, appunto del mancato rispetto dell’extradoganalità di quel territorio, dove le autorità statuali italiane erano abusive. Un’azione dimostrativa, non ovviamente eversiva, che ebbe però un vistoso clamore a livello nazionale, e che raggiunse lo scopo di porre la questione all’attenzione della politica “romana”.

Sempre nel 1996, durante un consiglio federale a Milano, del quale ero membro in rappresentanza della Nazione Trieste, Bossi iniziò con un discorso che durò svariate ore dove iniziò a teorizzare, imbastire, e poi organizzare il tema della secessione e della nascita della Padania, nome che prese corpo, assieme alla bandiera del Sole delle Alpi e delle camicie verdi. Posso dire che sono stato testimone del cambiamento epocale che la Lega in quel momento portava avanti, abbandonando, per anni, quella che era stata la fase iniziale della proposta di un’Italia federale. In altre parole, si cominciava ad alzare l’asticella, con tutte le tensioni che ne seguirono: ebbene, io oggi dico che quella fase, per certi versi rivoluzionaria, ha avuto il merito di porre pesantemente la questione del Nord e dell’autonomia in tutto il Paese, di non sottovalutarla, tanto che negli anni successivi sono stati compiuti vari passi verso la devoluzione dei poteri e delle funzioni alle istituzioni decentrate: tanto che ad oggi la legge Calderoli, che esiste ma che deve ancora prendere corpo, ritengo sia il frutto di tanti anni di lotte e di battaglie federaliste della Lega: attuarla ora, o nei prossimi anni, sarebbe il più grande regalo ad Umberto Bossi, e sarebbe stata sottoscritta da tutti i militanti già nel lontano 1984, come sogno da realizzare. Oggi quindi, potremmo lanciare un altro giuramento, sulla camera ardente del Capo, oltre a quello di ogni anno sul prato di Pontida: realizzare quello Stato Federale che parte da Umberto Bossi, passa attraverso Gianfranco Miglio, e che viene attuato da Matteo Salvini. Perché il dna della Lega, in fin dei conti, è sempre lo stesso del 1167, l’anno del Giuramento di Pontida."

Per sempre, Fratello su Libero Suol, caro Umberto