Attivisti davanti le prefettura di Trieste "per il rilascio dei Piani di emergenza in caso di rischio nucleare al porto militare di Trieste"

Attivisti davanti le prefettura di Trieste "per il rilascio dei Piani di emergenza in caso di rischio nucleare al porto militare di Trieste"
Pubblichiamo da Tavola per la Pace del Friuli Venezia Giulia e il Comitato di Liberazione Nazionale di Pordenone
 
"La Tavola per la Pace del Friuli Venezia Giulia e il Comitato di Liberazione Nazionale di Pordenone hanno esposto congiuntamente oggi 24 novembre, davanti al Commissariato del Governo di Trieste e alla Prefettura di Pordenone, le motivazioni del sollecito ai rispettivi Prefetti a rispondere alle richieste di rilascio dei Piani di emergenza nucleare per la base di Aviano e il porto di Trieste, inviate loro le scorse settimane.
 
Durante la conferenza stampa è stato presentato il Corteo contro la Guerra, promosso sabato 26 novembre a Trieste dal Coordinamento no green pass; la cui immagine sul volantino promo (allegato alla presente in italiano e sloveno) evoca l’Olocausto nucleare. E sono stati esposti i pannelli del “Duran Adam” antinucleare promosso in tutta Italia dal Comitato di Liberazione Nazionale.
 
Alla presentazione stampa hanno aderito gli Studenti contro il green pass di Trieste, l’associazione Fronte della Primavera triestina, Europa Verde Friuli Venezia Giulia e Costituzione in Azione di Udine.
 
Nel 2017, ben 122 Paesi delle Nazioni Unite hanno approvato il nuovo Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, entrato in vigore il 21 gennaio 2021 e ratificato da 68 Stati.
 
E’ nota, da fonti governative e giornalistiche, la sostituzione delle bombe nucleari B61 dislocate ad Aviano con le B61-12, dotate di supporto missilistico e la cui potenza si regola in 4 valori, il più piccolo dei quali è 30 volte maggiore degli ordigni convenzionali. Una bomba nucleare adatta all’uso sul campo di battaglia - il nostro? - che rompe un “tabù”, avviando un’escalation e aumentando il rischio di divenire bersaglio nucleare per forze ostili.
 
Considerata la guerra in atto nella vicina Ucraina e le tensioni mai spente nei Balcani, è palese la preoccupazione per lo stato di pre belligeranza di Unione Europea e Italia verso la Russia. Si chiede pertanto al Prefetto di Pordenone, di promuovere la redazione urgente dei Piani di emergenza esterna relativi alla base aerea a capacità nucleare di Aviano, e di avviare il monitoraggio delle radiazioni al suolo e nell’aria per alcuni chilometri, sul territorio circostante.
 
Nonché di informare di concerto con gli Enti Locali e l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione, la popolazione sui rischi inerenti la presenza e l’attività nucleare nella base, e le relative misure di protezione da adottare in caso di incidente attentato o atto bellico deliberato, che si dovesse verificare.
 
Sempre in Friuli Venezia Giulia, la città di Trieste è nell'elenco dei porti messi a disposizione dal Governo italiano per il transito e la sosta di navi e sommergibili da guerra a propulsione nucleare, di flotte “alleate” che potrebbero detenere ordigni nucleari a bordo.
 
Dopo ripetute richieste di Tavola della pace del Friuli Venezia Giulia, Associazioni ambientaliste e Sindacati la Prefettura di Trieste emise nel 2007 un Piano d’emergenza in caso d'incidente nucleare militare in porto, come imposto dalla Legge e le Direttive europee.
 
Piano che chiediamo di attualizzare alla luce delle nuove norme in argomento, contenute nella Direttiva Euratom 2013/59 recepita dal Parlamento italiano con Decreto Legge 31 luglio 2020 n.101, per quanto previsto all’art.185 “Piano di emergenza esterna per le aree portuali”; o di divulgare nel caso il Piano stesso o alcune sue parti siano state rinnovate.
 
L'Italia aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare, ma non è dato sapere se armi di distruzione di massa, la cui presenza è vincolata dal segreto, siano presenti sulle navi ospiti; inoltre, i reattori nucleari militari non sono sottoposti alle norme di sicurezza previste per gli impianti civili, fatto anacronistico in un Paese espressosi due volte contro il nucleare, per via Referendaria.
 
La Provincia di Trieste è stata il primo Ente locale a chiedere la derubricazione dall'elenco dei Porti nucleari nazionali, seguita dai Comuni di Sgonico/Zgonik, Muggia/Milje e Monrupino/Repentabor i quali, assieme a S.Dorligo della Valle/Dolina, Duino-Aurisina/Devin-Nabrezina e Trieste, hanno aderito alla 2020 Vision per un mondo libero da armi nucleari promossa dal Sindaco di Hiroshima.
 
Dopo l'adesione della vicina Repubblica alla Nato, anche il porto Sloveno di Capodistria, che insiste sul Golfo di Trieste, è divenuto scalo di transito per navi nucleari militari.
 
La novità nel Diritto internazionale, imposta dal citato Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari cui l’Italia non aderisce, per asseriti obblighi derivanti dall’Alleanza atlantica ci ha permesso di depositare, alla Conferenza Onu istitutiva dello stesso, la proposta di denuclearizzare il Golfo, coi porti di Trieste e Koper-Capodistria; proposta fondata anche sul Trattato di Pace del 1947 con l’Italia, del quale è Garante il Commissario del Governo. Trattato che sancisce la Smilitarizzazione e Neutralità del nostro Territorio.
 
Infatti, il Golfo di Trieste ospita due porti nucleari militari di transito in contrasto col Trattato di Pace. Mentre la presenza dei due centri urbani rende impossibile prevenire incidenti, rispetto alla propulsione nucleare delle navi, alla presenza a bordo di armi di distruzione di massa, alla possibilità di divenire bersaglio nucleare bellico. Basti ricordare i bombardamenti della seconda guerra mondiale e l’attentato alla Siot del 1972.
 
Inoltre, il segreto imposto "per motivi di sicurezza” su notizie necessarie a una puntuale informazione impedisce la corretta valutazione dei pericoli, costringe le istituzioni a omettere importanti conoscenze e nasconde le situazioni di pericolo alla popolazione.
 
Si chiede quindi al Commissario del Governo, la redazione urgente di nuovi Piani di emergenza nucleare militare per il Porto di Trieste in base al DL 101/’20; l’informazione alla popolazione sui rischi inerenti la presenza di naviglio nucleare militare in porto e sulle misure di protezione da adottare in caso di incidente, attentato o atto bellico deliberato. Di concerto con gli Enti Locali e l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione.
 
Riguardo la stesura del Piano di emergenza, esso dovrebbe essere esclusiva competenza delle autorità italiane, con carattere vincolante per le navi ospiti. E’ importante che il Documento tecnico, di competenza del Ministero della Difesa, faccia riferimento alle procedure di emergenza delle navi ospiti in rada. Sono documenti militari, che devono essere messi a conoscenza delle autorità italiane al fine di predisporre un attendibile “Piano di emergenza esterna per le aree portuali“.
 
Altra richiesta, è che da subito si predisponga un monitoraggio periodico del livello di radiazioni al suolo per una profondità di alcuni Km, e un equivalente monitoraggio radiale delle acque marine per una distanza di 30 Km dal porto; per fissare il valore di fondo rispetto alle variazioni di radioattività con presenza di naviglio a propulsione nucleare, anche in condizioni non incidentali e in relazione allo stato delle correnti nel golfo.
 
La lettera al Prefetto di Pordenone è stata recapitata nella Giornata Onu contro le armi nucleari, dedicata al colonnello Petrov che salvò il mondo da un secondo Olocausto nucleare; e quella al Commissario del Governo di Trieste nel 1° anniversario della brutale repressione contro migliaia di pacifici dimostranti al Varco 4 del Porto, affinché atti simili di violenza non abbiano più a verificarsi.
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