Trieste ricorda l’insurrezione del 30 aprile 1945 con una targa commemorativa sotto i portici di Piazza Unità

Trieste ricorda l’insurrezione del 30 aprile 1945 con una targa commemorativa sotto i portici di Piazza Unità

Questa mattina sotto i portici del Municipio di Trieste, in Piazza dell’Unità d’Italia, si è svolta la cerimonia di scopertura della targa commemorativa degli eventi del 30 aprile 1945.

Alla cerimonia sono intervenuti il vicesindaco, Serena Tonel, l’assessore alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia Maurizio De Blasio, l'assessore alle Politiche delle Risorse Umane, Stefano Avian, il consigliere comunale Marcelo Medau e il presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini.

 

La targa, realizzata dal Comune di Trieste ai sensi della Deliberazione Giuntale 363/2025, riporta il seguente testo:

IL 30 APRILE 1945

ALL’ORDINE DI DON EDOARDO MARZARI E ANTONIO FONDA SAVIO

TRIESTE INSORSE CONTRO L’OCCUPANTE NAZISTA

SU QUESTO EDIFICIO DOVE IL TRICOLORE

FU FATTO BERSAGLIO DELL'ULTIMO FUOCO NEMICO

A RICORDO DI CHI CERCÒ DI RESTITUIRE LA CITTÀ ALLA PATRIA

IN NOME DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA

IL COMUNE DI TRIESTE POSE

A OTTANT’ANNI DA QUEGLI AVVENIMENTI

 

Ringrazio chi ha permesso l’apposizione di questa targa, che restituisce il giusto peso a un capitolo della storia di Trieste, di questo travagliatissimo Novecento di cui siamo figli. Dare il giusto riconoscimento ad eventi come quello che oggi ricordiamo significa contribuire alla pacificazione sociale, offrendo un contributo alla verità storica. La libertà di ognuno di noi passa necessariamente anche attraverso il riconoscimento della verità storica”, ha detto il vicesindaco Serena Tonel.

 

Continuiamo quindi in quel processo che Trieste sa portare avanti molto bene e che dovrebbe essere d’esempio per tante altre realtà, proprio mentre in diverse parti del mondo si consumano guerre che non avremmo mai voluto vedere. Credo che Trieste possa essere ambasciatrice della capacità di ricostruire una comunità dopo eventi tragici come quelli che hanno attraversato la nostra città”, ha concluso il Vicesindaco.

 

Il presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardo Albertini ha sottolineato l'importanza del 30 aprile 1945.

Una data che per tanti decenni è stata accuratamente rimossa. È però anche la dimostrazione di come a Trieste vi sia una grande capacità nei momenti in cui è in gioco l’identità stessa della città, di superare le divisioni e di guardare più in alto”.

 

Quando è in gioco l’identità di Trieste – che significa Italia e libertà – i triestini sanno accantonare anche le pur legittime contraddizioni per lottare insieme. È accaduto in questa occasione, era accaduto ai tempi dell’Austria ed è accaduto anche nel 1954”.

 

Nelle giornate successive al 25 aprile 1945, mentre nelle maggiori località dell’Italia Settentrionale i presidi germanici si opponevano all’avanzata anglo-americana e alle azioni dirette dalle formazioni partigiane e patriottiche, nella Venezia Giulia, e in particolare a Trieste, la situazione risultava molto tesa in quanto i tedeschi non intendevano ritirarsi per poter così preservare l’unica via di fuga verso nord.

 

Il 30 aprile 1945 don Edoardo Marzari, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale, diede l’ordine di insurrezione, potendo contare su poco più di duemila giovani volontari inquadrati nelle formazioni “Domenico Rossetti” e “Giustizia e Libertà”, rispettivamente di orientamento democratico-cristiano e socialista, mazziniano e liberale; tra questi, molti di loro facevano parte della Guardia Civica ed erano dunque pronti a combattere.

 

L’azione di don Marzari intendeva assumere un significato preminentemente politico e morale di affermazione e di appartenenza all’Italia, tenuto anche conto degli esigui numeri dei volontari.

 

Le testimonianze di Antonio Fonda Savio, genero di Italo Svevo, comandante dell’insurrezione, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Luigi Cividin, nonché la relazione dei fatti d’arme della brigata Pisoni (divisione “Giustizia e Libertà”) sono utili per definire quanto avvenne tra il 30 aprile e il 1 maggio 1945 intorno agli edifici prospicienti Piazza Unità d’Italia e in particolare sull’edificio del Municipio di Trieste, che porta ancora oggi i segni dei combattimenti.

 

All’alba del 30 aprile, i volontari della “Pisoni” occuparono il Palazzo del Governo, respingendo così un primo tentativo tedesco di appropriazione e la Guardia Civica provvedeva alla vigilanza armata del Palazzo del Municipio, nel quale si trovava il Podestà Cesare Pagnini.

 

La prima giornata di scontri, cui presero parte le formazioni del CLN e Unità Operaia, si concluse con una tregua che poi venne interrotta nelle prime ore del 1 maggio quando affluirono in città i reparti jugoslavi; alla notizia di questa incursione, don Marzari ordinò di esporre il tricolore italiano, sia nel Palazzo del Governo, in cui si era insediato, sia nel Palazzo del Municipio; dalle rive però giunsero delle forze armate tedesche che aprirono il fuoco sul Palazzo del Governo, con l’intenzione di coprire lo sbarco di alcuni genieri che avevano il compito di innescare le cariche esplosive, piazzate sul fronte mare e nei due porti triestini; lo scopo probabilmente era quello di distruggere le infrastrutture portuali e provocare gravi danni alla città.

 

Considerato che questa azione gravemente dannosa doveva essere necessariamente impedita, i giovani della Guardia Civica, affiancati da alcuni elementi di Unità Operaia, iniziarono a sparare; i tedeschi risposero al fuoco utilizzando le armi di bordo e colpendo ripetutamente il Municipio, il Palazzo del Governo e la sede del Lloyd triestino e, così facendo, sparando alle finestre dei palazzi e contro le bandiere esposte.

 

I volontari della “Pisoni” e dell’Unità Operaia respinsero l’attacco, scontrandosi duramente con le truppe tedesche, riuscendo così a difendere le postazioni precedentemente conquistate.

 

Ancora oggi le colonne e le lesene del Municipio testimoniano la durezza degli scontri e queste non sono mai state sistemate in segno di perenne ricordo; l’episodio di Piazza Unità d’Italia risulta rappresentativo della volontà di difendere la città e, con essa, gli edifici che rappresentano le principali istituzioni politiche.