L'Università di Trieste tra i 14 atenei che promuovono la didattica innovativa digitale nell'era AI
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Quattordici atenei in rete per rispondere insieme alla rivoluzione dell’AI nei processi di apprendimento e insegnamento: questa la sfida al centro della rete ALMA, dedicata alla promozione della didattica innovativa digitale. «Una rete ampia per condividere modelli innovativi, pratiche e strumenti orientati a comprendere e governare una trasformazione che incide nei modi in cui apprendiamo, insegnamo, valutiamo e produciamo conoscenza», spiega Daniela Mapelli, magnifica rettrice dell’Università di Padova, fra gli atenei coinvolti nell’hub, che vede come capofila l’Università Federico II di Napoli. Oltre alla Federico II di Napoli e all’Università di Padova la rete vede insieme l’Università della Calabria, l’Università di Catania, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università del Molise. l’Università l’Orientale di Napoli, La Sapienza, l’Università Tor Vergata, l'Università di Sassari, l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, l'Università di Urbino, l’Università di Trieste e La Bicocca. Un percorso sfidante che ha già prodotto risultati significativi, a partire dai Mooc – Massive Open Online Courses, proposte di alta qualità dedicate all’applicazione dell’AI alla didattica, che sono accessibili gratuitamente a chiunque nel mondo, anche a chi non è iscritto all’università. Nei giorni scorsi, mercoledì 22 e giovedì 23 aprile docenti e personale tecnico dei diversi atenei hanno messo a confronto le loro esperienze a Padova, in occasione di un importante convegno internazionale promosso da Università di Padova e ALMA nell’ambito del Progetto PNRR Advanced Learning Multimedia Alliance for inclusive academic innovation. «Il confronto fra docenti e personale tecnico all’interno del progetto è molto prezioso per creare innovazione consapevole e sistemica in modo da favorire una crescita comune verso la qualificazione della didattica mettendo al centro studentesse e studenti - aggiunge Marina De Rossi, delegata alla didattica innovativa e responsabile scientifico del Progetto DEH Alma per l’ateneo patavino - L’accompagnamento dell’introduzione dell’AI nei processi di insegnamento e apprendimento, sia per quanto riguarda gli aspetti metodologici sia per quanto riguarda gli aspetti etici, è una responsabilità che come Università non possiamo delegare e richiede uno sforzo collettivo e consapevole. Tra le iniziative messe in campo anche un master di secondo livello dedicato alla formazione di figure di educational technologist, che integrano competenze in ambito educativo con competenze tecnologiche», Una proposta che si affianca a un programma specifico di webinar e seminari formativi rivolti a docenti e personale tecnico. Ai professori universitari viene poi offerta un’attività di consulenza e supporto attraverso una rete di “change agent”, ovvero docenti opportunamente formati che hanno accettato la sfida di farsi portatori dell’innovazione nella didattica. Fra loro Carlo Mariconda, responsabile scientifico dei convegni DEH ALMA per l’Università di Padova, docente di Analisi matematica. «Ai miei studenti assegno come “compito a casa” degli esercizi da fare con il supporto dell’AI, perché sarebbe inutile non contemplarla facendo finta che non venga utilizzata. Successivamente approfondiamo insieme in classe i processi, il modo in cui gli studenti e le studentesse hanno utilizzato l'intelligenza artificiale per raggiungere i risultati, confrontandoci anche su eventuali elementi di criticità emersi». Il convegno Fra gli speaker del convegno internazionale, in collegamento da remoto, Eric Mazur, docente di fisica applicata ad Harvard, innovatore e fra i pionieri della flipped classroom, modello pedagogico che ribalta l’approccio tradizionale alla didattica mettendo al centro le domande degli studenti: «L’AI mette in luce i vecchi problemi dell’educazione che abbiamo sempre avuto e spazzato sotto il tappeto. La crisi reale non è tecnologica, è motivazionale. La didattica tradizionale, con lezioni frontali, non fa leva su crescita, autonomia e connessione con una comunità di riferimento e in questo modo non stimola l’autodeterminazione dello studente. Nessuna persona sana di mente comprerebbe la tessera di una palestra per mandare un robot al posto suo ad allenarsi. Allo stesso modo perché uno studente dovrebbe delegare all’AI?». Mazur ha poi spiegato come proprio l’autodeterminazione - basata sulla motivazione intrinseca - sia la chiave per sfuggire ai rischi per l’apprendimento legati all’intelligenza artificiale, dalla ricerca di scorciatoie alla delega in bianco alla tecnologia..Fondamentale quindi l’applicazione dell’apprendimento attivo, con il lavoro del docente che deve essere teso alla ricerca in aula di “momenti di illuminazione” che possano attivare chiavi di accesso al sapere e alla scelta di dare «priorità ai processi di apprendimento anziché alle risposte». Strumento prezioso è la peer education ovvero l’apprendimento orizzontale attraverso peer instruction ma anche metodologie come il team based learning, il project based learning o il community based learning. Fra gli interventi più significativi ospitati dal convegno, la riflessione di Payal Arora, docente della Utrecht University e fondatrice di Inclusive AI Lab. Arora ha spiegato come nei Paesi del Sud del Mondo «la percezione dell’impatto dell'AI sia in generale molto più ottimistica e improntata alla positività» perché si guarda alla tecnologia come strumento di emancipazione. Arora ha aggiunto come sia fondamentale cambiare lo sguardo pessimistico che condiziona l’approccio in Occidente: «Dobbiamo smettere di dire che i docenti saranno sostituiti e guardare alle opportunità, penso ad esempio alla possibilità di sviluppare il pensiero laterale» che rompe gli schemi logici tradizionali per generare nuove idee e soluzioni creative, una condizione favorita dall’AI. Significative le pratiche sviluppate in questo ambito dall’ateneo patavino. «La sfida che abbiamo intrapreso come università - osserva Dario Da Re, responsabile del progetto DEH ALMA per l’Università di Padova - è quella di integrare il più possibile l’AI nella didattica, che sia online, ibrida o in presenza. Cambiano gli strumenti, ma cambia anche la modalità di apprendimento e insegnamento: oggi la sfida per il docente, prima ancora di offrire risposte, è quella di allenare gli studenti a porre le giuste domande». Tra le applicazioni più innovative dell’AI adottate dall’Università di Padova figura anche, nell'ambito dei corsi di medicina l'allenamento alla diagnosi con l'utilizzo in alcuni corsi dell'intelligenza artificiale per simulare la storia clinica dei pazienti e permettere agli studenti di esercitarsi nella diagnosi in un ambiente sicuro, con simulazioni scalabili e situazioni che si avvicinano di più a fatti concreti, invece che limitarsi allo studio teorico. Le sperimentazioni più avanzate vedono inoltre l’introduzione in alcuni corsi di un tutor AI che offre risposte alle domande degli studenti utilizzando i dati relativi alla didattica del docente. La diffusione dell’AI generativa impatta anche sulla fase di elaborazione delle tesi: un tema non esente da nodi critici, cui ha cercato di dare risposta il documento dell’Università di Padova, pubblicato nel settembre dello scorso anno, "Indicazioni per l’impiego degli strumenti di IA generativa nella didattica e nella redazione delle tesi di laurea e di dottorato" cui si affianca un documento dedicato specificamente all’AI generativa nell’attività di ricerca. Il principio fondamentale che sottende le linee guida è uno: docenti e studenti rimangono pienamente responsabili dell’utilizzo degli output generati dagli strumenti di AI. Questo obbliga chiunque la usi a verificarne l'attendibilità, l'assenza di bias e il rispetto delle norme di citazione |