Travestiamoci da Bora, l’idea che accende il morbin del Carnevale triestino
C’è chi sceglie supereroi, chi animali, chi personaggi iconici. E poi c’è chi decide di puntare dritto al cuore della città. Un gruppo di triestini ha lanciato una proposta capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo: travestirsi da Bora.
Il costume che non ti aspetti
Non un semplice travestimento, ma un vero manifesto di triestinità. Mantelli svolazzanti, capelli scompigliati ad arte, accessori “volanti”, cartelli ironici. L’obiettivo è chiaro: trasformare il vento più famoso dell’Adriatico nel protagonista assoluto del Carnevale.
Ironia e appartenenza
L’idea nasce con uno spirito leggero, ma racchiude un messaggio identitario forte. Perché la Bora non è solo meteo, è carattere, è abitudine, è racconto quotidiano. È quell’elemento che ogni triestino ama, maledice e rivendica con orgoglio.
Carnevale, terreno perfetto per il morbin
Quale occasione migliore del Carnevale per dare forma a un’intuizione così? Una festa che per definizione vive di creatività, esagerazione e ironia trova nella Bora un simbolo perfetto: imprevedibile, teatrale, profondamente locale.
Un travestimento già virale
Sui social la proposta ha già acceso commenti, battute e curiosità. C’è chi promette adesione immediata, chi rilancia con varianti ancora più fantasiose. Il risultato è uno solo: morbin alle stelle.
Quando la città diventa costume
Travestirsi da Bora significa, in fondo, fare ciò che Trieste sa fare meglio: giocare con la propria identità, sorridere dei propri cliché, trasformare un tratto distintivo in spettacolo collettivo.
E chissà che presto, tra coriandoli e musica, non si assista a una vera invasione di Bore umane