SIULP, Marino: "Poliziotti trattati come bestiame"
“Dietro i titoli roboanti sui “rinforzi senza precedenti” inviati a presidiare il confine di Trieste si cela una realtà che definire imbarazzante sarebbe persino riduttivo. Ancora una volta, alla propaganda non ha fatto seguito una pianificazione seria, lungimirante e – soprattutto – dignitosamente sostenibile. I rinforzi annunciati con grande enfasi mediatica sono, in larga parte, giovanissimi agenti neoassunti, ancora in periodo di prova, ai quali la normativa riconosce il diritto di alloggiare in strutture a carico dell’amministrazione. Un diritto che, nei fatti, viene trattato come un fastidio burocratico da sbrigare in fretta, senza reale attenzione alle condizioni di vita e di lavoro del personale. A Trieste non esistono strutture dell’amministrazione sufficienti ad accogliere il contingente inviato. La soluzione adottata? Una struttura alberghiera lontana dal centro urbano e dai luoghi di servizio, scelta evidentemente non per qualità o idoneità, ma per mera necessità. Un albergo che, come facilmente verificabile dalle recensioni pubbliche (e non dalla nostra percezione) sui principali portali del settore, non eccelle per standard e servizi. Ma il problema non è soltanto dove vengono alloggiati i poliziotti. È soprattutto come. Camere nate per ospitare due persone – turisti di passaggio, non lavoratori in divisa impiegati stabilmente – sono persino in procinto di essere frettolosamente e arbitrariamente trasformate in triple. Giovani colleghi provenienti da ogni angolo d’Italia, spesso con numerosi bagagli al seguito e sottoposti a turni di servizio massacranti, vengono stipati in spazi angusti, con uno spazio vitale ben al di sotto di qualsiasi soglia di dignità. Muoversi tra letti e valigie diventa un percorso a ostacoli, in condizioni che ricordano più un ricovero di fortuna che un alloggio destinato a personale dello Stato. In un simile contesto, parlare di igiene rasenta la provocazione. Le camere sono talmente congestionate che il personale addetto alle pulizie fatica perfino ad entrare, figuriamoci a garantire standard minimi di salubrità. Una situazione indegna per chi è chiamato quotidianamente a tutelare lasicurezza del Paese”, commenta Francesco Marino, il Segretario Provinciale del SIULP di Trieste, il più grande sindacato del comparto Difesa e Soccorso Pubblico. “Quanto accaduto dimostra in modo lampante che l’operazione è stata pianificata senza lungimiranza, senza una reale valutazione dell’impatto logistico e, soprattutto, senza adeguate coperture economiche. Prima si annuncia, si celebra, ci si appende medaglie al petto. Poi si lasciano gli uomini sul campo a gestire le conseguenze di scelte affrettate e superficiali. Viene allora spontaneo chiedersi: dove sono finiti i rappresentanti politici sempre pronti a dichiararsi “vicini alle forze dell’ordine”? Dove sono coloro che costruiscono consenso parlando di sicurezza e investimenti, salvo poi scomparire quando i poliziotti vengono trattati come merce da stivare? I nostri nonni, per
descrivere l’eterna disorganizzazione italiana, evocavano la campagna di Russia: grandi proclami, logistica inesistente, uomini mandati allo sbaraglio. Oggi il rischio concreto è che questa operazione venga ricordata come la “campagna triestina”: una dimostrazione muscolare buona per i comunicati stampa, ma pagata interamente sulla pelle di giovani agenti. Le autocelebrazioni non compensano il degrado, il disagio e la mortificazione inflitti a chi indossa una divisa. La sicurezza non si costruisce con gli slogan, ma con programmazione, risorse e rispetto. E su questo fallimento, prima o poi, qualcuno dovrà rendere conto. – conclude Marino