Sicurezza a Trieste, allarme reale: “Non è più percezione ma emergenza”, dati 2025 preoccupano (VIDEO)
La sicurezza a Trieste torna al centro del dibattito pubblico con un confronto diretto tra rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine, che hanno delineato un quadro definito senza mezzi termini come critico. Nel corso della trasmissione del 27 aprile 2026, dedicata al tema maranza, risse e criminalità urbana, è emersa una posizione chiara: la sicurezza non è più una percezione, ma una realtà concreta che richiede interventi immediati.
Secondo quanto comunicato da Jonathan Scaglione, segretario SIULP Trieste, i numeri del 2025 parlano di circa 10.400 reati segnalati, con Trieste posizionata tra le prime province italiane per incidenza della criminalità. Un dato che, secondo il sindacalista, fotografa una situazione in crescita e destinata potenzialmente ad aggravarsi.
Pressione operativa e emergenza continua per le forze dell’ordine
Nel corso dell’incontro, Scaglione ha evidenziato come il sistema sicurezza sia ormai entrato in una fase di emergenza strutturale. “Non esiste più una normalità operativa”, ha spiegato, sottolineando come il lavoro delle forze dell’ordine sia caratterizzato da una pressione costante, tra interventi, emergenze e richieste crescenti sul territorio.
La situazione è aggravata da un fattore determinante: la carenza di personale. Secondo quanto emerso, il 2026 potrebbe segnare un ulteriore peggioramento a causa dei numerosi pensionamenti previsti all’interno delle forze dell’ordine, con una conseguente riduzione della capacità di prevenzione.
Maranza e reati giovanili, “servono strumenti più efficaci”
Sul tema delle cosiddette baby gang e maranza, Alessio Edoardo, segretario provinciale FSP Polizia, ha sottolineato come gli strumenti attuali siano ritenuti insufficienti. “Il decreto sicurezza non basta”, ha affermato, evidenziando la necessità di normative più incisive per affrontare una situazione definita apertamente come emergenziale.
Nel corso del confronto, Edoardo ha descritto un contesto in cui alcuni giovani autori di reati sarebbero consapevoli delle difficoltà del sistema nel perseguirli, soprattutto in presenza di minori. Una condizione che, secondo il sindacalista, favorirebbe comportamenti sempre più aggressivi, come risse e utilizzo di armi bianche.
Educazione, famiglia e scuola: il nodo sociale della sicurezza
Accanto agli aspetti operativi, è stato evidenziato anche un tema sociale. Scaglione ha richiamato il ruolo di famiglia e scuola nella gestione della sicurezza, sottolineando come una diminuzione dell’educazione e del rispetto delle regole possa incidere direttamente sull’aumento dei fenomeni di devianza giovanile.
“Non può essere tutto delegato alle forze dell’ordine”, è stato il concetto espresso, indicando la necessità di un approccio più ampio che coinvolga anche il sistema educativo.
Giardino pubblico e aree sensibili: episodi in aumento
Durante la trasmissione è stato affrontato anche il tema delle aree urbane più critiche, con particolare riferimento al giardino pubblico, indicato come luogo interessato da diversi episodi di criminalità giovanile.
Secondo quanto emerso nel dibattito, gli episodi non rappresenterebbero una novità assoluta, ma si registrerebbe un aumento significativo in termini numerici. In questo contesto, è stata ribadita la necessità di rafforzare la prevenzione, oggi limitata dalla scarsità di uomini e mezzi.
Prevenzione e organici: “senza personale si interviene solo dopo”
Uno dei punti centrali emersi riguarda la differenza tra prevenzione e intervento. “Arriviamo sempre dopo”, ha spiegato Scaglione, evidenziando come la mancanza di pattuglie sul territorio renda difficile agire in anticipo.
La copertura di un’area vasta, da Muggia a Duino, con risorse limitate, comporta inevitabilmente una riduzione della presenza sul territorio e un aumento degli interventi a posteriori. Una dinamica che incide direttamente sulla percezione e sulla realtà della sicurezza urbana a Trieste.
Controlli ai confini e impatto sulla sicurezza in città
Altro tema affrontato è stato quello dei controlli ai confini, con posizioni articolate. Scaglione ha evidenziato come tali attività sottraggano personale alla città senza produrre risultati concreti percepiti sul territorio urbano.
Edoardo ha invece riconosciuto un’utilità parziale dei controlli, pur sottolineando la necessità di modelli più flessibili, come presidi mobili, per evitare di ridurre ulteriormente gli organici disponibili in città.
Giovani e carriera in polizia: calo di interesse e motivazione
Nel corso del confronto è emerso anche un tema legato al futuro: il rapporto tra i giovani e la professione di poliziotto. Secondo quanto riferito da Scaglione, la partecipazione ai concorsi sarebbe in calo, anche a causa delle difficoltà operative e dei rischi percepiti.
Edoardo ha aggiunto un elemento legato alla motivazione, evidenziando come, rispetto al passato, una parte dei nuovi ingressi scelga la polizia non per vocazione, ma come opportunità tra molte. Un cambiamento che, secondo il sindacalista, incide anche sulla formazione e sulla crescita professionale.
Le richieste al governo: più tutele, più personale e coordinamento con la magistratura
In chiusura, i rappresentanti sindacali hanno indicato le priorità da portare all’attenzione del governo. Edoardo ha richiesto un coordinamento strutturato con la magistratura, per garantire interventi più efficaci e ridurre le criticità operative.
Scaglione ha invece sintetizzato le necessità in tre parole chiave: tutele, personale e mezzi, indicando una lista di interventi ritenuti indispensabili per rafforzare il sistema sicurezza.
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