Saldi a Trieste tra luci e ombre: partenza buona ma poi rallentano le vendite

Saldi a Trieste tra luci e ombre: partenza buona ma poi rallentano le vendite

Una partenza incoraggiante seguita da un rallentamento fisiologico. È questo il quadro che emerge dal sondaggio realizzato da Confcommercio provinciale di Trieste, che ha analizzato l’andamento dei saldi invernali a due mesi dal loro avvio.

L’indagine ha coinvolto una cinquantina di negozi cittadini tra abbigliamento, calzature, moda e accessori, sia nel centro cittadino che nei quartieri.

Un andamento tra stabilità e difficoltà

Secondo i risultati del monitoraggio, il 55% degli esercenti ha registrato un andamento delle vendite in linea con lo scorso anno, mentre il 15% ha segnalato un miglioramento.

Più critica la situazione per il 30% dei negozianti, che ha invece rilevato un calo delle vendite tra il 15% e il 20%, soprattutto nei negozi dei quartieri.

Il dato appare significativo anche perché i saldi incidono mediamente per circa il 15% sul fatturato annuo di molte attività commerciali.

Scontrini più bassi e acquisti più mirati

Un altro elemento emerso riguarda l’importo medio degli acquisti, sceso rispetto allo scorso anno.

Lo scontrino medio si è attestato tra gli 80 e i 110 euro, una cifra inferiore anche rispetto alla media nazionale di 137 euro.

Secondo il 75% dei commercianti, i clienti tendono sempre più a comprare solo ciò che serve nell’immediato, rimandando acquisti che potrebbero essere considerati un investimento per il futuro.

Promozioni e cambiamenti climatici incidono sulle vendite

Tra i fattori che incidono sull’andamento dei saldi c’è anche la presenza di numerose promozioni precedenti, in particolare il Black Friday, che negli anni si è trasformato da evento di un giorno a una lunga settimana di sconti.

Anche i cambiamenti climatici stanno modificando le abitudini di acquisto, influenzando soprattutto la vendita di piumini, giacconi pesanti e capi stagionali, che vengono comprati sempre più tardi.

Il ruolo del turismo nello shopping

Diversi commercianti hanno inoltre osservato come il calo dei visitatori tra l’Epifania e l’inizio di febbraio abbia inciso solo in parte sulle vendite dei saldi invernali.

Diverso invece il caso dei saldi estivi, quando il maggiore afflusso turistico in città contribuisce in maniera più significativa a riempire i negozi.

Paoletti: “Il commercio di prossimità resta fondamentale”

“Sicuramente il comparto della moda è uno di quelli che da tempo riscontra le maggiori difficoltà”, spiega Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio provinciale.

Paoletti ricorda come, a livello nazionale, dal 2019 ad oggi le vendite del settore siano diminuite del 5%, con una perdita complessiva di 4 miliardi di consumi e, nel 2025, un saldo negativo tra aperture e chiusure pari a oltre 6.400 attività.

Tra i fattori che pesano maggiormente ci sono il commercio online, la pressione fiscale, i costi degli affitti e la desertificazione commerciale dei centri urbani, soprattutto nelle periferie.

Rigenerare i quartieri e sostenere i negozi di vicinato

Secondo Confcommercio, il rilancio del settore passa attraverso strategie condivise tra istituzioni, imprese e associazioni, con interventi mirati alla riqualificazione dei quartieri e dei centri urbani.

In questa direzione si inseriscono anche le iniziative del Distretto del Commercio “Vivi Trieste”, che puntano a valorizzare i negozi di prossimità nei quartieri come San Giacomo, Servola e Roiano.

Un ruolo centrale, come emerge anche dallo studio “Il Valore della Reciprocità” di Nomisma, secondo cui l’84% dei consumatori considera i negozi di vicinato essenziali, non solo per lo shopping ma anche per mantenere vivi i quartieri e rafforzare il tessuto sociale delle città.