Perché a Trieste si beve il “capo in B”? Origine e curiosità del rito del caffè
A Trieste il caffè non è soltanto una bevanda. È un linguaggio, un rito quotidiano, quasi una carta d’identità culturale. Chi arriva in città per la prima volta spesso resta spiazzato davanti alle ordinazioni pronunciate nei bar storici: “un nero”, “un goccio”, “un capo” oppure il celebre “capo in B”.
E proprio quel “capo in B” è diventato negli anni uno dei simboli più autentici della triestinità, qualcosa che va ben oltre la semplice pausa caffè.
Che cos’è il “capo in B”
Per chi non è triestino, il nome può sembrare quasi un codice segreto da decifrare. In realtà il significato è molto semplice:
- “capo” significa cappuccino
- “in B” significa nel bicchiere
Il “capo in B” è quindi un piccolo cappuccino servito nel classico bicchiere di vetro invece che nella tazza.
Ma ridurlo a questa definizione sarebbe quasi un sacrilegio per molti triestini.
Perché proprio nel bicchiere?
La scelta del bicchiere non è casuale. Secondo la tradizione cittadina, il vetro mantiene meglio il calore e permette di vedere la stratificazione del caffè e della schiuma.
Il risultato è una bevuta diversa:
- più intensa
- più cremosa
- più “visiva”
Un piccolo rito estetico che accompagna la quotidianità di migliaia di persone ogni giorno tra banco, bora e giornale aperto sul tavolino.
Trieste e il caffè: una storia lunga secoli
Il rapporto tra Trieste e il caffè nasce molto lontano nel tempo.
Grazie al porto franco dell’Impero austro-ungarico, la città diventò uno dei punti strategici europei per il commercio del caffè proveniente da tutto il mondo. Sacchi, aromi e miscele passavano dal porto triestino trasformando la città in una vera capitale del caffè.
Ancora oggi Trieste ospita:
- storiche torrefazioni
- aziende internazionali del settore
- caffè letterari famosi
- una cultura profondissima legata all’espresso
Qui il caffè non si beve soltanto: si racconta.
Il lessico triestino del caffè
Uno degli aspetti più curiosi è il vocabolario unico che esiste soltanto a Trieste.
Ecco alcune ordinazioni tipiche:
- Nero = espresso
- Capo = macchiato
- Capo in B = macchiato nel bicchiere
- Goccio = espresso con poco latte
- Deca = decaffeinato
Per molti turisti entrare in un buffet o in un bar triestino diventa quasi un’esperienza linguistica.
Un rito quotidiano che resiste al tempo
Nel 2026, nonostante mode internazionali, catene moderne e bevande sempre più elaborate, il “capo in B” continua a resistere come simbolo identitario cittadino.
C’è chi lo beve:
- prima del lavoro
- dopo pranzo
- durante una pausa veloce
- leggendo il giornale
- discutendo di politica, bora o Triestina
Perché a Trieste il caffè non è mai solo caffè. È incontro, abitudine, memoria collettiva.
Ed è forse proprio questo il segreto del “capo in B”: dentro quel piccolo bicchiere non c’è soltanto espresso e schiuma, ma un frammento dell’anima della città.