Nel cuore oscuro del Timavo si apre un nuovo mistero: scoperta una gigantesca galleria sommersa
C’è un luogo, tra il Carso e il mare, dove il tempo sembra fermarsi e la natura continua ancora oggi a custodire segreti antichissimi. È il regno invisibile del Timavo sommerso, uno dei sistemi ipogei più affascinanti, complessi e misteriosi d’Europa. Ed è proprio qui, nelle profondità oscure delle Bocche del Timavo, che una nuova straordinaria scoperta sta facendo vibrare il mondo speleologico internazionale.
Durante un’immersione esplorativa ad altissimo livello tecnico, infatti, è stata individuata e percorsa una nuova enorme galleria sommersa che si sviluppa nel ramo principale affluente del sistema e che conduce sempre più vicino al Pozzo della Ferrovia, cavità da decenni al centro di studi, ipotesi e spedizioni.
Una scoperta destinata a entrare nella storia dell’esplorazione carsica.
L’impresa nelle profondità del Timavo
A firmare questa eccezionale avanzata nel cuore del fiume sotterraneo è stato lo speleosub sloveno Simon Burja, protagonista di una complessa immersione realizzata nell’ambito della collaborazione transfrontaliera tra la sezione speleologica del Club Alpinistico Triestino e il gruppo sloveno Jamarsko društvo Dimnice Koper.
Un lavoro iniziato già nei mesi scorsi e portato avanti attraverso una serie di immersioni preliminari e attività di supporto tecnico tra speleologi italiani e sloveni.
Questa volta però qualcosa è cambiato.
Le condizioni ambientali favorevoli hanno finalmente permesso di superare il limite raggiunto quasi dieci anni fa dagli speleosub francesi della FFESSM di Marsiglia, protagonisti nel 2016 delle ultime grandi esplorazioni coordinate dalla Società Adriatica di Speleologia di Trieste.
All’epoca i francesi si erano fermati a circa 82 metri di profondità sotto il livello del mare, in un ambiente estremamente ostile dove la visibilità quasi nulla aveva reso impossibile proseguire oltre.
Ora invece il Timavo ha aperto una nuova porta verso l’ignoto.
La nuova galleria che punta verso il Pozzo della Ferrovia
Superata la cosiddetta “vecchia fine”, Simon Burja ha continuato la progressione in un tratto mai esplorato prima, scoprendo una nuova grande prosecuzione della galleria di fondo.
Dopo una doppia curva, il nuovo ramo torna infatti a svilupparsi verso nord, proprio in direzione del Pozzo della Ferrovia.
Una circostanza che accende enormi aspettative tra gli studiosi e gli esploratori del Carso.
La nuova sezione scoperta misura già 115 metri di sviluppo, ma continua ancora oltre, controcorrente, verso ambienti completamente sconosciuti.
Le dimensioni della galleria vengono definite impressionanti: larghezze tra i 10 e i 15 metri, una poderosa corrente contraria e ambienti monumentali che sembrano scolpiti nel silenzio assoluto delle profondità.
Il fondale che sorprende gli esploratori
Tra gli elementi più sorprendenti emersi durante l’esplorazione c’è anche la morfologia del fondale.
Per la prima volta in questo tratto del sistema il pavimento della galleria appare levigato in roccia viva, molto diverso dai classici accumuli di frana e sedimenti fangosi tipici di gran parte delle sorgenti sommerse del Timavo.
Anche la quota della nuova galleria viene considerata particolarmente promettente: il percorso risale progressivamente fino a circa 50 metri di profondità, condizione che potrebbe agevolare future esplorazioni e persino lasciar ipotizzare la presenza di uno sbocco aereo ancora sconosciuto.
Tre ore sott’acqua nel ventre del Carso
L’immersione effettuata da Simon Burja è durata oltre tre ore e ha consentito anche il rilievo elettronico dell’intera nuova sezione scoperta.
Un lavoro delicatissimo, svolto in condizioni estreme, tra oscurità totale, pressione, correnti sostenute e orientamento complesso.
L’accesso al sistema avviene attraverso il Pozzo dei Colombi di Duino, cavità profonda 26 metri che conduce a un lago sotterraneo da cui si aprono immense gallerie sommerse.
Da una parte si sviluppa la Grande Frattura verso il mare e le sorgenti del Timavo. Dall’altra il Grande Collettore si inoltra nel cuore del Carso seguendo il percorso segreto del fiume sotterraneo.
Ed è proprio lì, nel buio più assoluto, che ora si apre un nuovo capitolo dell’esplorazione.
Un enigma che continua ad affascinare il mondo
La scoperta rilancia uno dei più grandi misteri idrogeologici del territorio: il possibile collegamento tra le cavità superiori del Carso e il grande collettore sommerso del Timavo.
Un enigma che da decenni affascina speleologi, geologi ed esploratori provenienti da tutta Europa.
Le prossime immersioni verranno organizzate non appena le condizioni ambientali torneranno favorevoli.
E nelle profondità sommerse del Timavo, dove il Carso custodisce ancora i suoi segreti più antichi, l’esplorazione continua.