Friuli Venezia Giulia seconda Regione in Italia (+39%) per crescita delle Società Benefit
Il Friuli-Venezia Giulia si posiziona tra le regioni leader in Italia per diffusione delle Società Benefit. Al 30 settembre 2025, con 129 Società Benefit su un totale di 45.645 imprese, la regione registra un’incidenza del modello pari a 2,83 per mille, posizionandosi al secondo posto a livello nazionale, subito dopo la Lombardia (3%). La performance regionale si distingue anche sul fronte della crescita: le Società Benefit in Friuli-Venezia Giulia sono aumentate del 39% rispetto all’anno precedente, un dato che colloca la regione al secondo posto in Italia per tasso di crescita, ben al di sopra della media nazionale del 22%. Un andamento che conferma la forte propensione del tessuto imprenditoriale locale verso modelli di impresa orientati alla sostenibilità, all’innovazione e alla creazione di valore condiviso per il territorio. Il dato regionale si inserisce in un quadro nazionale in espansione. A livello italiano, infatti, le Società Benefit hanno raggiunto quota 5.309 al 30 settembre 2025, con un valore della produzione aggregato pari a 67,8 miliardi di euro.
Evidenze che emergono dall’ultima edizione della Ricerca Nazionale sulle Società Benefit – condotta da NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit - che offre una fotografia dettagliata del modello Benefit in Italia. Dallo studio, che include un’indagine condotta su un campione ampio e rappresentativo, composto da oltre 300 Società Benefit e più di 550 imprese non-benefit, spicca il ruolo sempre più centrale che queste imprese assumono come motore di innovazione per il sistema Paese. Il 20% delle Società Benefit investe oltre il 5% del proprio fatturato in obiettivi sociali e ambientali, mentre le non-benefit che dimostrano questo impegno economico sono il 6%. Quasi la metà delle Benefit integra in modo sistematico la valutazione degli impatti ambientali e sociali nei processi decisionali strategici, contro il 23% delle imprese non-benefit. Tra le Benefit, anche chi non adotta questa integrazione in forma totale considera comunque l’impatto in molte decisioni (47%), mentre solo il 6% si limita alla conformità normativa, approccio invece adottato dal 37% delle imprese “tradizionali”.
La scelta di diventare Società Benefit nasce prevalentemente all’interno delle organizzazioni e si associa a miglioramenti concreti nel posizionamento sul mercato, nelle relazioni con la comunità locale e nel clima aziendale. Tre imprese su quattro riportano reazioni positive o molto positive da parte dei dipendenti, un maggiore senso di appartenenza (quasi 60%) e un miglioramento dell’ambiente di lavoro (48%). Apprezzamenti analoghi arrivano da associazioni non profit (73%), clienti (72%) e comunità locali (71%).
Un elemento distintivo delle Società Benefit riguarda anche la gestione della filiera: il 22% adotta criteri rigorosi nella selezione dei fornitori, valutandone le performance di sostenibilità, mentre tra le non-benefit questa percentuale scende al 10%. Proprio il coinvolgimento della supply chain, tuttavia, viene indicato come la principale difficoltà nell’implementazione del modello (29%). Per accelerarne la diffusione, le imprese segnalano come misure più efficaci l’introduzione di vantaggi fiscali (81%) e forme di premialità nei bandi pubblici (64%).
La Ricerca approfondisce inoltre la dimensione statutaria delle Società Benefit, analizzando 4.110 statuti nei quali sono state identificate 23.990 finalità specifiche di beneficio comune, con una media di 5,8 finalità per impresa. Le categorie più frequenti riguardano i diritti umani e le relazioni con la comunità (26,8%), il coinvolgimento e l’inclusione delle persone (19,2%) e la diffusione del modello Benefit (7%).
Complessivamente, le finalità sociali rappresentano il 55%, seguite da quelle ambientali (29%) e di governance (16%). Il 77% delle imprese ha inserito almeno una finalità materiale, cioè allineata ai temi più rilevanti per il proprio settore. Tra le novità più significative c’è l’analisi della coerenza tra gli impegni dichiarati negli statuti e quanto rendicontato nelle Relazioni di Impatto. Nelle 99 Società Benefit di grandi dimensioni analizzate la corrispondenza risulta molto ampia: l’85% delle 1.824 azioni censite ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Da questo censimento delle azioni è inoltre emersa una mappa articolata di oltre 130 temi di impatto, raccolti nel primo Dizionario dell’Impatto delle Società Benefit, pensato come strumento operativo per supportare ulteriormente la crescita del modello nel Paese.