FVG Pride risponde alle polemiche: “I diritti LGBTQIA+ non sono propaganda politica”

FVG Pride risponde alle polemiche: “I diritti LGBTQIA+ non sono propaganda politica”

FVG Pride interviene pubblicamente sul dibattito politico che negli ultimi giorni ha accompagnato la notizia dell’unione civile tra il sindaco di Pordenone (Fratelli d’Italia) e il sindaco di Carlino (Lega), vicenda riportata da diversi organi di stampa.

Nel comunicato diffuso il 12 marzo 2026, l’associazione sottolinea come la questione assuma una particolare rilevanza anche per il territorio del Friuli Venezia Giulia, trattandosi di due amministratori locali della regione.

“Non commentiamo la vita privata, ma i diritti sì”

Nel testo diffuso alla stampa, FVG Pride precisa di non voler entrare nel merito della vita privata delle persone. Tuttavia, l’associazione evidenzia che quando una vicenda personale diventa oggetto di dibattito pubblico e viene utilizzata nel confronto politico sui diritti della comunità LGBTQIA+, ritiene legittimo esprimere alcune considerazioni.

Il comunicato ribadisce inoltre un punto ritenuto fondamentale: in Italia l’unione civile non coincide con il matrimonio. Le unioni civili, introdotte con la legge 76 del 2016, rappresentano un passo importante nel riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso, ma secondo l’associazione non garantiscono ancora una piena uguaglianza rispetto al matrimonio.

Il richiamo al percorso dei diritti

Nel documento viene ricordato come la possibilità di contrarre un’unione civile sia stata il risultato di anni di mobilitazione civile e politica, portata avanti da associazioni, attivisti e cittadini.

FVG Pride sottolinea anche che nel dibattito pubblico accade talvolta che unioni civili e matrimonio vengano presentati come equivalenti, mentre dal punto di vista normativo restano strumenti differenti.

Alla luce delle dichiarazioni riportate dalla stampa negli ultimi giorni, l’associazione invita infine a riportare il confronto sul piano concreto dei diritti, ribadendo che i diritti della comunità LGBTQIA+ non dovrebbero essere utilizzati come strumento di propaganda politica.