Crociere-SHOCK, Bucci: “Persi 139 mila passeggeri!” e Trieste lascia sul tavolo 13 milioni di euro (VIDEO)
La nuova stagione crocieristica di Trieste parte con un dato che suona come un campanello d’allarme e non come una semplice oscillazione statistica. Nella diretta serale di Trieste Cafe, l’esperto di crociere Maurizio Bucci ha riportato numeri netti, riferiti al confronto 2026 vs 2024, sottolineando come la città stia andando incontro a una contrazione significativa in termini di passeggeri.
Bucci lo ha detto senza giri di parole, spiegando che non si tratta di un’impressione o di un trend vago, ma di un calo già previsto da tempo e ora diventato realtà: “Oggi non è null’altro che prendere atto di un decremento sensibile importante rispetto al 2024”.
Il dato centrale evidenziato in trasmissione è impressionante: in due anni Trieste avrebbe perso 139.000 passeggeri. Un numero che, tradotto in ricadute economiche, pesa sull’intero sistema cittadino: alberghi, trasporti, taxi, servizi di accoglienza, lavoro stagionale e indotto collegato al turismo marittimo.
Bucci ha quantificato il colpo, spiegando che quei passeggeri equivalgono a una cifra che non è affatto marginale: “139.000 passeggeri sono tradotti in euro nella bellezza di 13.334 mila euro”. In altre parole, una perdita che supera i 13 milioni di euro nel complesso dei consumi e delle spese che la crocieristica normalmente porta con sé.
Nel suo intervento, l’esperto ha sottolineato come questa situazione fosse stata anticipata già da tempo: un “grido d’allarme” che, a suo dire, non avrebbe ricevuto ascolto. E la conseguenza, oggi, è un ridimensionamento concreto che Trieste rischia di percepire sul piano economico e turistico.
Non si parla, quindi, solo di navi che arrivano o non arrivano, ma di ciò che davvero cambia la fotografia di una stagione: quante persone sbarcano e quante opportunità si generano. E il punto, per Bucci, è chiaro: Trieste potrebbe vedere scendere la presenza reale dei crocieristi in città, con un impatto immediato sulle attività commerciali e sull’attrattività stessa del porto come tappa.
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