Barriere architettoniche: a 40 anni dalla Legge, Trieste non ha ancora un piano

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Barriere architettoniche: a 40 anni dalla Legge, Trieste non ha ancora un piano

A quarant’anni dall’approvazione della legge che impone ai Comuni di dotarsi dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), nei capoluoghi del Friuli Venezia Giulia la situazione appare disomogenea. Alcune amministrazioni si sono dotate del piano, mentre altre risultano ancora in fase di elaborazione.  Il Comune di Trieste risulta ancora in fase di realizzazione del piano. L’amministrazione aveva partecipato a un bando promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per l’erogazione di contributi destinati alla redazione dei PEBA. Dalle informazioni disponibili emerge che nel corso del 2025 è stata avviata una fase di consultazione con la cittadinanza, prevista fino alla fine dell’anno, come passaggio preliminare alla definizione del piano.  Il Comune di Gorizia si è dotato del PEBA con delibera del Consiglio comunale numero 29 del 2025. Il piano individua gli interventi necessari per migliorare l’accessibilità degli spazi pubblici e dei servizi cittadini ed è consultabile nella documentazione pubblicata dall’amministrazione comunale. 

Anche il Comune di Pordenone ha adottato il proprio Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Il PEBA è stato approvato con delibera del Consiglio comunale numero 39 del 2020 e rappresenta lo strumento di pianificazione con cui l’amministrazione ha avviato il percorso di individuazione e progressiva rimozione degli ostacoli che limitano l’accessibilità urbana. Il Comune di Udine si è dotato del PEBA con delibera del Consiglio comunale numero 60 del 2022. Successivamente il piano è stato aggiornato con un secondo stralcio approvato con delibera del Consiglio comunale numero 66 del 2025 e con un terzo stralcio adottato con delibera di Giunta comunale numero 637 del 2025, a conferma di un percorso di pianificazione che prosegue attraverso successive integrazioni. Diversa la situazione nel capoluogo regionale. 

A quarant’anni dalla norma che ha introdotto l’obbligo dei PEBA, il quadro regionale mostra dunque un avanzamento parziale: alcuni capoluoghi hanno già adottato lo strumento previsto dalla legge, mentre altri risultano ancora in fase di elaborazione. Il completamento dei piani rappresenta un passaggio fondamentale per garantire il diritto all’accessibilità e alla piena fruizione degli spazi pubblici da parte di tutte le persone.

A livello nazionale, dal monitoraggio su 118 Comuni capoluogo, esclusa Roma dove la competenza è in capo ai Municipi, emerge che 43 Comuni pari al 36,4 per cento hanno approvato un PEBA con delibera di Consiglio comunale16 pari al 13,6 per cento hanno un Piano non ancora approvato o strumenti alternativi non previsti dalla normativa25 pari al 21,2 per cento sono in fase di redazione e 34 pari al 28,8 per cento risultano senza PEBA o con informazioni non reperibili. Secondo l’Associazione questi dati, già critici nei capoluoghi che in teoria dispongono di maggiori risorse tecniche e amministrative, indicano una realtà ancora più arretrata nel resto del Paese: si stima che solo circa il 15 per cento dei Comuni italiani abbia davvero adottato un PEBA e l’effettiva realizzazione degli interventi previsti rappresenta una criticità ulteriore e largamente irrisolta.

Dal corpo delle persone al cuore della politica: nei tribunali abbiamo conquistato un vero e proprio diritto ai PEBA – dichiara l’Avv. Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e legale che segue le iniziative dell’Associazione sull’accessibilità –. In questi anni abbiamo affrontato casi concreti di discriminazione. La giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei PEBA non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti. Possiamo dirlo con chiarezza: grazie alle nostre iniziative si è costruito un vero e proprio diritto ai PEBA, come dimostrano i provvedimenti emessi dai Tribunali, sia in sede civile che amministrativa, con i quali i Comuni di Catania, Santa Marinella e Pomezia sono stati condannati ad adottare il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche in tempi certi”.

«A quarant’anni dalla legge istitutiva dei PEBA, l’Italia è ancora drammaticamente indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali – dichiara Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni sui diritti delle persone con disabilità –. Non stiamo parlando di un dettaglio tecnico, ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità. L’Associazione Luca Coscioni continuerà a operare non solo perché venga rispettata la legge, ma anche perché il tema dell’accessibilità si imponga finalmente come una questione culturale, prima ancora che amministrativa. È impressionante constatare come ancora oggi nuove costruzioni ignorino principi basilari di progettazione inclusiva. Ci auguriamo di non dover aspettare altri quarant’anni perché l’accessibilità diventi una realtà effettiva e non solo un obbligo scritto sulla carta».

Come è stata svolta l’indagine – L’indagine dell’Associazione Luca Coscioni sui PEBA nei comuni capoluogo italiani è stata realizzata attraverso consultazione sistematica dei siti istituzionali dei Comuni capoluogo, con particolare attenzione alla sezione “Amministrazione trasparente” (provvedimenti e strumenti di pianificazione); accessi agli atti nei casi di assenza o incompletezza delle informazioni online. L’indagine rimane aperta: l’Associazione invita amministrazioni, cittadine e cittadini a segnalare eventuali aggiornamenti o correzioni documentate a info@associazionelucacoscioni.it.