Mercurio nella laguna di Marano e Grado: nuovo studio sull’esposizione tra i lavoratori
È stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Environments uno studio condotto dal Prof. Luca Cegolon (UCO di Igiene e Medicina Preventiva di ASUGI), dal gruppo MercuRILab dell’Università di Trieste guidato dal Prof. Stefano Covelli e dalla Dr.ssa Elisa Petranich, dalla UCO di Medicina del Lavoro di ASUGI (Prof. Francesca Larese Filon, Dr.sse Donatella Sansone ed Emilia Patriarca) e dal Prof. Giuseppe Mastrangelo dell’Università di Padova.
La ricerca ha integrato dati di una precedente indagine pubblicata su Science of the Total Environment, aggiungendo l’analisi dei livelli di mercurio nei capelli di circa 80 lavoratori di Porto Nogaro non esposti professionalmente al metallo.
I risultati mostrano che questi lavoratori presentano concentrazioni mediane di mercurio pari a 1,31 mg/kg, valori intermedi tra quelli riscontrati nei pescatori di Marano Lagunare (2,56 mg/kg) e nei lavoratori dell’indotto della pesca (2,32 mg/kg), ma superiori rispetto ai residenti delle Dolomiti (0,58 mg/kg). La differenza è attribuita soprattutto al diverso consumo di pesce locale, principale fonte di esposizione al mercurio.
La laguna di Marano e Grado, contaminata storicamente dal trasporto di cinabro dal distretto minerario di Idria e da scarichi industriali, resta infatti un’area da monitorare. Sebbene le attività minerarie siano cessate nel 1995 e quelle industriali siano state riconvertite nel 2008, il mercurio persiste nei sedimenti.
Per questo, sottolineano i ricercatori, è fondamentale continuare il monitoraggio ambientale e sviluppare nuove strategie per ridurre la disponibilità del metallo nella catena alimentare.
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